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2018-02-13

Regalati "Bozze" di Antonio Dikele Distefano

Regalo di San Valentino&Recensione in Anteprima
"BOZZE"
di ANTONIO DIKELE DISTEFANO


Ciao miei adorati lettori e bentornati nel blog! (:
San Valentino è ormai dietro l'angolo e quale regalo migliore se non quello di concedere a se stessi un paio d'ore in compagnia di una buona lettura ed una scatola di cioccolatini, nel vostro posto preferito?
Il 14 Febbraio è il giorno universale dell'amore e amarsi e coccolarsi è il primo passo per essere poi in grado di dare amore ad altre persone, non credete?
Perciò, questo San Valentino passatelo innanzitutto con voi stessi e con una piacevole lettura in cui immergervi e compiere un viaggio interiore...a San Valentino regalatevi "Bozze" di Antonio Dikele Distefano!

Oggi sono qui con un post particolare, si tratta di una recensione in anteprima, ma non solo...
"Bozze" è un manoscritto di condivisione, poiché il lettore, a fine lettura, è chiamato a condividere i testi che l'hanno salvato con le persone a lui più care e che avranno la possibilità, a loro volta, di venire salvati dalle potenti e magiche parole dello scrittore.

Lamiavitasonoilibri ha deciso di condividere la salvezza con ciascun fedele lettore del blog, per augurargli un buon San Valentino e per trasmettere l'amore di cui ognuno di noi necessita.

LA COPERTINA


La copertina è graziosa.
Il titolo rispecchia ciò che si ha la possibilità di leggere all'interno del manoscritto: uno scritto non perfetto e, quindi, maggiormente autentico e che non verrà mai pubblicato sotto forma di libro, proprio perché queste parole sono il risultato di un profondo ed intimo viaggio interiore compiuto da Antonio e che lui stesso ha deciso di condividere tramite un numero di telefono via WhatsApp, con la volontà di cercare di salvare chiunque leggerà le sue riflessioni, i suoi ricordi, le sue mancanze, l'amore che prova per se stesso, che non è molto, ma che aumenterà dopo che un lettore qualsiasi, avendo letto il suo scritto, lo ringrazierà per averlo salvato.
L'immagine di copertina è il risultato di un sondaggio Instagram, in cui Antonio chiedeva ai suoi fedeli lettori di scegliere tra un paesaggio di montagna o di mare per la copertina del manoscritto.
Il mare fa da padrone a questa bellissima raffigurazione, che vede un uomo (con una donna sulle spalle, sinonimo di una mancanza che egli porta con se ovunque o di una presenza costante che non se ne andrà mai, l'amore), intento a percorrere un cammino che lo porterà in mare aperto, una volta giuntoci troverà un rifugio o una tempesta?

SINOSSI
Ciao, questo non è il mio nuovo romanzo, ma testi che ho scritto nell'ultimo anno, quando non sapevo come sfogarmi e non potevo piangere.
Condivido con te i miei momenti più intimi, nella speranza che possano esserti d'aiuto.
Nella speranza che tu possa condividere queste parole con chi al momento non sa cosa prova.
Ti aspetto in libreria il 22 Maggio con "Non ho mai avuto la mia età".

COME OTTENERE  E DIFFONDERE "BOZZE" DI ANTONIO DIKELE DISTEFANO
Se quello che avete avuto modo di scoprire fino ad adesso del manoscritto vi ha convinti, concedetevi un regalo e ottenete "Bozze".
Come? Semplice, seguite alcuni passi riportati qui sotto e avrete l'opportunità di venire salvati dalle parole di Antonio Dikele Distefano.
1. Salvate nei contatti questo numero: 393 8725656;
2. A partire dalla mezzanotte del 14 Febbraio, scrivete su WhatsApp al vostro nuovo contatto un messaggio contenente il seguente testo: "22 Maggio";
3. Antonio risponderà personalmente al vostro messaggio, inviandovi il link de "Bozze", che potrete facilmente convertire in pdf e scaricare sul vostro telefono o su qualsiasi altro dispositivo elettronico con cui desidererete leggere i testi in questione.
4. Immergetevi nelle parole di Antonio Dikele Distefano e lasciatevi salvare da esse.
5. Condividete, nello stesso identico modo utilizzato dallo scrittore con voi, "Bozze" a più persone possibili, in modo da salvare anche loro.

IL MANOSCRITTO
Titolo: Bozze
Autore: Antonio Dikele Distefano
Casa editrice: -
Pagine: 149 
Prezzo: - (ottenibile gratuitamente attraverso contatto WhatsApp dello scrittore)
Genere: guida alla scoperta di se stessi e alla salvezza interiore del lettore.
Scrittura: Semplicemente sublime.
La penna di Antonio Dikele Distefano ha creato un autentico capolavoro.
"Bozze" non è un libro, ma una raccolta di testi che lo scrittore si è ritrovato a scrivere in un momento buio, sfocato e instabile della sua esistenza, riportando su carta ogni singola sensazione provata in quel periodo.
La scrittura assume importanza dal punto di vista di contenuti e di ciò che essa trasmette, piuttosto che nell'ottica grammaticale, sintattica e lessicale, ecco quindi che la lingua italiana passa in netto secondo piano rispetto alle emozioni che delle semplici e trasparenti parole riescono a suscitare nell'anima di chiunque legga anche solo una pagina del manoscritto.
Lo scritto è corretto, ma questa caratteristica scompare totalmente, poiché la grandezza delle parole e del loro significato prevalgono e vanno a formare l'essenza stessa di ciò che lo scrittore voleva comunicare al lettore.
"Bozze" affronta molteplici argomenti, tornandoci sopra dopo svariate pagine, come a voler affrontare ad intervalli regolari e in molteplici sfumature e modi qualsiasi materia scelta come soggetto di confronto e discussione interiore.
"Bozze" è, sostanzialmente, una raccolta di testi in cui Antonio si mette in gioco, ponendosi davanti ad uno specchio e riflettendo su carta la sua immagine.
In poche parole, "Bozze" è un capolavoro del viaggio interiore e della successiva catarsi risolutiva.

LA RECENSIONE
"Bozze" è dedicato a ciascuna persona presente sul pianeta terra, poiché tutti necessitiamo di essere salvati e tutti siamo dei lettori e chi non legge è perché non ha ancora trovato la lettura giusta, quella che poi lo indirizzerà ad avventurarsi nel mondo dei libri, chissà che questa non sia colei, la lettura prescelta...
Questo manoscritto è dedicato a chi in questo momento non sa cosa prova.
"Bozze" è dedicato a ognuno di noi, perché tutti abbiamo bisogno di amare noi stessi e successivamente di amare ed essere amati.

"Bozze" non è un libro, ma dei semplici testi, pertanto non necessita di una recensione, come potrebbe un manoscritto così particolare e soggettivo essere oggetto di una banale recensione?
Quindi, Lamiavitasonoilibri ha deciso di riportare alcuni passi del libro, per regalarvi una piccola anteprima, in quanto "recensione in anteprima"...

"Perché non io?" è la domanda che mi sono posto più volte.
"Pensi sempre agli altri" è la risposta che mi davi ogni volta.

Mi sento piccolo rispetto al mondo quando provo a capire come mi sento.
...sono stanco. Vorrei dormire ma non serve perché sono esausto dentro perché "domani" è un futuro che non vedo da quando nessuno è abbastanza.

Posso decidere di essere la mia prima scelta.
Di non dare il mio amore a persone che non sanno apprezzarlo.
Non posso decidere cosa mi aspetta.
Ma posso decidere il mio cammino senza il timore che agli altri non vada bene la mia presa di posizione.
Non posso decidere di non amare nessuno.
Ma posso decidere di restare solo.
Di essere tutto il mio mondo.

Trovare un rifugio in mare aperto.

Io ho eretto un muro per allontanare tutti.
Speranzoso tu arrivassi dall'altra parte.

Vorrei che la mia vita fosse un film. 
Così tra un'ora ti dimentico.

Riesco solo ad immaginarmi in questo presente e mai altrove mai felice per più di pochi minuti mai grande abbastanza.

Mi piacciono le persone difficili da raggiungere.

Nella vita ho sempre voluto vicino cause perse.

Ho sperato di incontrare quella persona che mi avrebbe trattato come quelle canzoni che mandi indietro prima che finiscano.

Credo davvero che finito il conto alla rovescia si possa ripartire da capo.

Quando il dolore te lo porti dentro diventa talmente un'abitudine che tu stesso non te ne accorgi più. 
Però da fuori qualcosa traspare.

Le persone si ricordano solo il tuo lato scomodo il resto viene sempre dimenticato.

Queste sono solamente alcune delle 146 frasi sottolineate e che mi hanno salvata, se anche solo una di queste vi ha fatto sentire a vostro agio, ascoltati e compresi, salvati, allora è proprio il caso di concedersi questo piccolo grande regalo e di leggere "Bozze".

Le recensioni servono per convincere i lettori del blog ad acquistare un libro, questa volta però Lamiavitasonoilibri vuole convincervi di quanto sia corretto regalare a se stessi "Bozze" e un po' di amor proprio. Ascoltate Lamiavitasonoilibri e salvatevi.

Io sono giunta in mare aperto insieme alle parole di Antonio, mentre lo osservavo sono diventata io stessa il mare e vi ho trovato riparo, un rifugio in mare aperto appunto, che aspettate a scoprire il vostro mare interiore?

LA MIA OPINIONE
"Bozze" è un manoscritto, un insieme di testi, ma non un libro e questo è l'aspetto che fa da padrone, ormai è palese, ma oltre questo c'è molto di più...

Antonio Dikele Distefano è uno dei miei pochi scrittori preferiti, il numero di essi corrisponde alle dita di una mano e quest'ultimo si trova in vetta alla classifica, sul podio dei tre vincitori.
Antonio è un ragazzo giovanissimo, a soli 25 anni sta per lanciare sul mercato editoriale il suo quarto libro e prima di compiere questo ennesimo importante passo voleva fare un regalo ad ogni suo fedele lettore e ha deciso di creare "Bozze", regalo che ho potuto scartare in anticipo rispetto all'effettiva data di "uscita" del manoscritto.
Ne sono onorata ovviamente e proprio per ringraziare Antonio di questo regalo anticipato, ho voluto anticiparvi ciò che è "Bozze" e ciò che esso può divenire per ognuno di voi, invitandovi calorosamente ad accogliere a braccia aperte questo delizioso pacco regalo.
Antonio, attraverso queste 149 pagine, ha riconfermato il suo posto ormai fisso nella classifica personale di autori preferiti e lodevoli.

"Bozze" è un capolavoro.
Esistono scrittori capaci di raccontare una storia, magari anche la propria ed altri di raccontare al lettore se stessi, pur non conoscendo il lettore in questione.
Antonio Dikele Distefano e la sua penna sono un concentrato di entrambe le grandi capacità appena riportate.

A volte le parole non servono o, perlomeno, le mie e quelle de Lamiavitasonoilibri non di sicuro, perciò vi lasciamo nelle mani di Antonio Dikele Distefano, un maestro a maneggiare le parole.
A voi la scelta di afferrare la sua mano e camminare al suo fianco oppure no...

"Bozze", un concentrato di emozioni, la vita stessa.

IL MIO GIUDIZIO

LA RECENSIONE E' GIUNTA AL TERMINE.
LAMIAVITASONOILIBRI VI INVITA A CONDIVIDERE IL POST E "BOZZE" CON CHIUNQUE E DOVUNQUE DESIDERIATE.
IO VI INVITO INVECE A DIVENIRE LETTORI FISSI DI QUESTO MIO PICCOLO ANGOLO DI PARADISO.

BUON SAN VALENTINO E REGALATEVI "BOZZE" DI ANTONIO DIKELE DISTEFANO INSIEME AD UNA SCATOLA DI CIOCCOLATINI ED AMATEVI.

Alla prossima recensione! (:

2017-05-02

Recensione: "Chi sta male non lo dice" di Antonio Dikele Distefano

"Chi sta male non lo dice"
di Antonio Dikele Distefano
(versione cartacea)
 
 
Ciao adorati lettori e bentornati sul mio blog!
Mi scuso per l'assenza costante sulla piattaforma, ma purtroppo continuo ad essere sommersa di verifiche, interrogazioni, progetti e quant'altro e il tempo per leggere, aimè, è davvero pochissimo...ma qualche oretta per leggere cerco di trovarla sempre.
Esiste l'astinenza dai libri e dal loro odore? Penso proprio di si, perché mi sembra di non star più vivendo senza le mie adorate letture e numerose vite parallele!
Le poche orette di relax mi hanno permesso di terminare la lettura dell'ultimo capolavoro di uno tra i miei scrittori preferiti e, perciò, eccomi qui con una nuovissima recensione.
Oggi vi parlo della mia ultima lettura, un romanzo che narra di come una persona possa dipendere completamente da un'altra o, talvolta, da una sostanza stupefacente, che rappresenta la sua unica certezza in una vita incerta, il tutto rilegato dalla casa editrice Mondadori. All'interno del libro cartaceo è stata aggiunta una terza e ultima parte, rispetto alla precedente versione solo digitale (recensione qui): "Chi sta male non lo dice" di Antonio Dikele Distefano.
 
LA COPERTINA
 
 
La copertina è bellissima, ma molto malinconica.
L'autore, in uno dei suoi numerosi post sul social di Instagram, ha dichiarato che questa copertina ha vari significati e uno di questi è: "in mezzo al mare pesa di meno la pioggia".
Leggendo il libro si capisce a pieno il perché di questa immagine: il protagonista maschile, Yannick, quando sta male si rifugia per ore al mare lasciandosi cullare dalle braccia avvolgenti delle onde. Yannick dice che l'acqua rilascia delle sostanze che danno una sensazione di benessere e felicità. Così, in bici, con il peso dei dolori, si reca sulla spiaggia, si sfila solamente la maglietta ed entra in acqua. Il mare è calmo, le onde lambiscono la spiaggia e poi si ritraggono con regolarità, senza troppo rumore. Yannick tiene gli occhi chiusi, le braccia distese e le gambe divaricate, mentre tenta di stare a galla per ore, fino a che l'acqua non trascina altrove i suoi pensieri cupi e non lo lascia più leggero e svuotato.
Il mare, oltre che simboleggiare un porto sicuro per Yannick, è anche il luogo dove conserva i suoi momenti più belli, non ricordi ma momenti, perché i ricordi appartengono al passato mentre i momenti rimangono vivi in noi e sono fatti di noi.
Il mare gli ricorda il giorno del suo tredicesimo compleanno, quando il padre lo portò in spiaggia e Yannick nuotò per la prima volta: quello fu il suo momento più bello, le ore passavano felici come secondi, le ultime ore in compagnia di suo papà, prima che l'uomo abbandonasse la famiglia alla ricerca di un qualcosa con la Q maiuscola.
Il mare gli ricorda la sua prima vacanza da solo, con gli amici, a Cattolica, quando ebbe la piena consapevolezza di voler essere in qualsiasi altro posto, tranne dove si sarebbe trovato in qualsiasi momento.
Il mare, che allevia le ferite, aiutandone la cicatrizzazione.
Personalmente, adoro la copertina e i molteplici significati che essa cela.
Antonio è uno di quei pochi scrittori che ha conferito così tanta importanza alla copertina del suo libro, il che non è da poco.
 
LA TRAMA
Questa è la storia di Yannick e Ifem, la storia di due ragazzi. Di mancanze, assenze, abbandoni, di come è difficile credere nella vita quando questa ti toglie più di quanto ti dà.
Una storia iniziata in un quartiere dove a cadere a pezzi sono le persone prive di impalcature, schiave delle condizioni economiche al punto di attaccarsi al lavoro rinunciando così alla vita. Dove chi non ci riesce beve fino ad annullarsi e alza le mani sui figli e sulla moglie dietro imposte serrate. Dove la gente sa e non fa nulla. Perché addosso hanno tutti l'odore dei poveri e le scarpe consumate di chi è abituato a frenare in bici coi talloni.
Una storia di sogni infranti che i figli ereditano dai genitori, partiti dall'Africa per "na Poto", l'Europa, senza sapere che questo paese non è pronto ai loro tratti del viso né preparato a sostenere le loro ambizioni. Basta avere la pelle un po' più scura per essere preso di mira, il taglio degli occhi diverso per sentirsi intruso, un cognome con troppe consonanti per sentirsi gli sguardi addosso.
In questa desolazione, Ifem prova a colmare il vuoto che la mangia da dentro con l'amore.
Quello per Yannick. Un ragazzo che sembra inarrestabile,
Ma pian piano quell'amore, come tutto attorno a lei, svanisce. Ne rimane solo n'ombra sottile nelle linee immaginarie che lei traccia sulle labbra di lui mentre dorme. Uno dei pochi momenti in cui Yannick sembra quieto. Perché a fermare la sua corsa è la cocaina.
Iniziata per noia, quasi per caso, perché lui è cresciuto in un quartiere popolare dove tutti almeno una volta hanno provato, anche i preti.
E perché per un attimo quella polvere bianca riempie qualsiasi vuoto, ti fa sentire come avessi dentro tutto il ferro della Torre Eiffel, ma poi si porta via tutto.
"Chi sta male non lo dice" non è però solo un pugno nello stomaco, è soprattutto la storia di come i fiori spuntano anche nel cemento. Di come c'è sempre un modo per salvarsi, l'importante è non rinunciare, non smettere mai di amare la vita.
 
 
IL LIBRO
Versione cartacea: 162 pagine, €12.00
Versione digitale: 162 pagine, €4.99 (versione aggiornata, include anche la terza ed ultima parte del racconto, inedita)
Casa editrice: Mondadori
Autore: Antonio Dikele Distefano
Narratore: interno e doppio, Ifem (prima e seconda parte) & Yannick (terza parte)
Capitoli: prima parte, seconda parte e terza parte
Scrittura: Corretta dal punto di vista grammaticale e sintattico.
Sono veramente pochi i libri di autori italiani che ho letto e apprezzato e questo è uno di quelli.
Antonio Dikele Distefano è riuscito perfettamente a calarsi nei panni di due persone diametralmente opposte, ma al tempo stesso identiche. Cambiano le loro dipendenze, il loro pensiero, il modo di fare, di agire e la loro vita, ma i futuri incerti, la malinconia incessante e costante e il fatto di essere dipendenti da qualcosa o da qualcuno sono i medesimi.
Lo scrittore è riuscito a imprigionare tra queste pagine la speranza che gli stranieri ripongono nell'Europa, in particolare sull'affidamento che ripongono nei riguardi dell'Italia, il problema dell'integrazione sociale e umana da sempre esistente nel nostro Paese, le difficoltà economiche in cui versano molti residenti italiani, le dipendenze che irrimediabilmente si acquisiscono o per affetto o per appartenenza di ceto sociale e quartiere e i molteplici significati di amore, a iniziare da quel sentimento di affetto incondizionato che ognuno di noi dovrebbe provare per se stesso.
Si tratta di una storia di vita e d'amore molto malinconica, paragonabile ad un pugno in pieno stomaco, ma al tempo stesso di una rinascita interiore che solo a seguito di un'enorme sofferenza si riesce a intraprendere.
Gli argomenti affrontati sono quindi molteplici, di spessore e ho apprezzato particolarmente il modo in cui Antonio ha deciso di maneggiarli ed esporli.
Questo è uno di quei pochi libri che durante la lettura mi ha lasciata senza respiro, obbligandomi talvolta a chiuderlo, a sfuggire dalle sue pagine e a riflettere.
 
LA RECENSIONE
"Chi sta male non lo dice" è consigliato a chiunque, perché, in fondo, ognuno di noi nasconde agli altri un malessere ormai radicato nel profondo e dal quale non si libererà mai, se non ignorandolo.
Questo libro è dedicato a chi ha voglia di addentrarsi tra le pagine di una storia d'amore anticonvenzionale, che supera ogni limite rompendo gli schemi e che è tutto, meno che semplice e romantica.
"Chi sta male non lo dice" è consigliato a chi ha vissuto o sta vivendo un momento difficile e vuole sentirsi compreso e, allo stesso tempo, ascoltato e ci metto la mia parola di lettrice compulsiva che questo libro è il più adatto.
Questo libro è dedicato alla vita che, anche se difficile, è meravigliosa.
 
I protagonisti di questa storia sono Ifem e Yannick, entrambi provenienti dall'Africa, da una famiglia che ha riposto ogni speranza, sogno e aspettativa nell'Italia, non consapevoli che questo Paese non è ancora pronto ai loro tratti, al loro taglio degli occhi, ai loro cognomi con troppe consonanti, al colore della loro pelle e al loro modo di pensare e di vivere, talvolta dipendenti da qualcosa o qualcuno.
Ifem è una ragazza proveniente dal Congo, orfana di madre, morta anni prima in un incidente stradale, poco dopo aver abbandonato il marito e la figlia, scendendo le scale di casa in lacrime e sussurrando alla figlia di contare sempre e solo su stessa.
Tutto ciò che le rimane è suo padre che ha smesso di comunicare, di vivere e di provare emozioni diverse dal rimorso e dalla tristezza più radicati e un mucchio di sogni e speranze infranti.
Yannick è un ragazzo proveniente anch'esso dal Congo, "orfano" di padre, che è uscito anni fa dalla sua vita facendo perdere ogni traccia di sé.
Tutto ciò che gli rimane è una madre delusa e che ha perso l'ultimo briciolo di fiducia che riponeva nella prole, un mucchio di sogni e speranze infranti e della polvere bianca, che per un breve lasso di tempo lo fa evadere da quel suo mondo grigio e da quel suo futuro incerto.
Ifem e Yannick si conoscono ad una delle numerose manifestazioni che si pongono come obbiettivi l'integrazione sociale e umana di quelle persone che giungono in Italia, da altri paesi, alla ricerca di una vita migliore, organizzate in piazza e alle quali aderiscono in pochissimi. Yannick è sul palco, con in mano il microfono, intento a proclamare i suoi ideali, quando i suoi occhi si incrociano con quelli di Ifem.
<<Forse cercando di prendermi in contropiede, con tono deciso mi chiedesti "non hai il ragazzo, vero? Sei così bella e sei single, perché?". Io replicai seria che non l'avevo mai avuto "perché c'è un abisso tra essere bella ed essere compresa".>>
Qualche giorno dopo la manifestazione, Yannick si avvicina a Ifem, iniziando a parlare e ignorano tutti, per un tempo sufficiente a capire che tra loro, se avessero voluto, sarebbe potuto accadere qualcosa.
Poco più in là si scambiano il primo bacio, dando inizio a quella che sarà una relazione straziante e intensa.
<<Molte volte parliamo del nostro passato e dei nostri problemi non per risolverli, ma solo perché abbiamo bisogno di sentirci ascoltati e compresi. E io volevo ascoltarti, volevo comprenderti.>>
Ifem sa cosa vuol dire essere da soli al mondo, senza nessuno su cui fare riferimento e cerca di dare a Yannick ciò che lei non ha mai ricevuto, con la speranza che anche lui possa fare lo stesso.
 
<<E io sinceramente spero ancora che tu possa insegnarmi che si può anche essere felici insieme a qualcuno.>>
Solo molto dopo si renderà conto che, in realtà, loro due erano solo il rimorso di ciò che non avevano fatto e che non avrebbero mai più potuto fare.
Quelle ferite procurate dalla sua relazione con Yannick non si sarebbero mai risanate, ma a volte l'amore è dolore e Ifem è decisa a combattere per l'unica persona che ama.
In una relazione, però, non si può combattere da soli, bisogna essere in due e non si possono combattere le battaglie al posto di un'altra persona, tanto meno le sue dipendenze.
<<Vivevo tantissime solitudini. Mi sentivo sola pur trovandomi in mezzo alla gente, quando ero l'unica a rimanere fino a tardi in piazza, mentre mangiavo leggendo un libro aspettando che arrivasse qualcuno o cambiasse qualcosa.
Tenevo conto delle parole in silenzio e nel profondo ci restavo male perché fregarsene è un modo di affrontare la vita che io non ho mai capito. Spesso ho detto " non me ne frega niente" quando non era vero, e rimanevo ferma a guardare fisso un punto lontano e quando spostavo lo sguardo speravo che poi gli occhi di chi mi aveva ferito fossero ancora lì, su di me. Spesso ho mentito a me stessa credendo di essere d'accordo con le decisioni che prendevo e quindi semplificavo immensi messaggi, abbracciavo con gli occhi e amavo in silenzio per paura che la risposta potesse essere un rifiuto.
Non volevo farmi del male e invece me ne facevo più di tutti.>>
Ifem si potrebbe definire la classica ragazza da parete, che vuole passare inosservata riuscendoci e che al tempo stesso vorrebbe urlare, ma rimane in silenzio, per paura di non essere ascoltata. Ifem attorno a se non ha dei muri, ma delle cancellate, è protetta e al tempo stesso esposta tra le inferiate, eppure nessuno ha mai provato a scavalcare l'enorme cancello e a sconvolgerle la vita e l'ordine che si è creata.
<<Dare troppo non è sbagliato, diventa un problema quando non otteniamo in cambio il sostegno per continuare a farlo.>>
Yannick si prende tutto di Ifem, lasciandola completamente sola e indifesa.
Yannick cerca Ifem solo quando ha bisogno del denaro necessario per comprarsi la dose, solo quando dopo essersi sballato pare prendere le sembianze dell'uomo che Ifem vuole al suo fianco, solo quando è in crisi di astinenza e lei è l'unica che riesce a tollerarlo.
Se vuoi l'arcobaleno prima devi sopportare la pioggia, no? Ma l'arcobaleno non giunge dopo ogni tempesta...
 
<<Tutti mi hanno sempre rimproverato qualcosa e io allora provavo a scendere a compromessi con me stesso limitando i lati di me che potevano risultare fastidiosi.
Ma era inutile perché ogni volta ne trovavano altri. Ho capito poi, dopo tanti tentativi, che non dovevo per forza cambiare me stesso, che sarei stato più felice se mi fossi scelto un po' di più, ogni tanto.>>
Yannick è finito per diventare ciò che più odia, eppure è tanto amato da Ifem, ma è troppo impegnato ad odiarsi e a torturarsi con quella polvere bianca per accorgersene.
<<Ti guardavo come si guarda qualcosa che si sa già che ci mancherà. Troppo esile e indeciso per durare. Un punto fermo che non c'è. Ti guardo come si guarda il tramonto, come quando per strada d'inverno si cerca il mare dal finestrino della macchina. Ti guardavo come si guarda un treno appena perso, sperando ancora che si fermi e che si aprano le porte. Ti guardavo non perché eri bello, non perché eri tutto, ma perché sentivo di avere molto di più. Ti guardavo perché non è vero che la felicità siamo noi stessi.>>
Ifem è consapevole del fatto che Yannick è sfuggente e privo di amore verso di lei, o meglio, privo di amore verso se stesso e verso qualsiasi altra persona, compresa lei.
<<La radice del tuo malessere era il risultato delle molteplici delusioni ricevute dai tuoi affetti importanti. Tu eri le foto che cancellavi, il sorriso nascosto dietro la mano messa davanti alla bocca.>>
Ifem è a conoscenza del perché Yannick sia quello che è, è diventato tutte le sue delusioni, eppure lei sa che il ragazzo che era prima è ancora in lui e vuole aiutarlo a tutti i costi, anche a costo di annullarsi.
<<Io da te non volevo nulla, o forse solo stare bene, nient'altro.
Non pretendevo che curassi le mie ferite e nemmeno che mi insegnassi che non ero capace di sentirmi viva da sola, che le storie d'amore non sono altro che storie di vita destinate a finire. Non volevo niente, perché quando mi sono aspettata qualcosa, la vita mi ha risposto "tanto non succederà", perché quando ho provato a essere felice, ho capito che mi sarebbe bastato solo stare meno male.>>
 
Yannick parlava tanto, ma Ifem si era fatta una promessa, di innamorarsi di chi mette in pratica ciò che dice, ma al cuore non si comanda...
<<L'errore sta nel non vedere nelle persone che sono solo persone.>>
<<Infelice, ma incapace di mettere un punto e andare a capo.>>
Ifem è fatta del suo dolore, vorrebbe dire che sta male mentre la sua voce dice "no niente". E' diventata così perché si è ripetuta che come stanno veramente le persone è qualcosa che la gente non prende nemmeno in considerazione.
<<Ho capito che non si può cambiare una persona con la sola forza dell'amore.>>
Yannick poco dopo finisce in una comunità, ridotto ormai sull'orlo del precipizio a causa della polvere bianca che prima lo faceva sentire sulla cima del mondo.
Ifem, capisce di doversi liberare, di dovere dar voce al suo bisogno di correre via e di ritrovare se stessa, così decide di andare in Congo, il Paese in cui è nata e che ora sente come casa sua, l'unico posto dove poter ricominciare da capo.
 
Yannick ha incominciato a sedici anni, perché quando tocchi il fondo e tutto quello che ti circonda fa schifo, l'unica cosa che ti resta è convincerti che è colpa degli altri, che non sei tu a essere debole ma che è il mondo a essere stato troppo crudele con te.
Vive in un quartiere popolare, dove a cadere a pezzi non sono solo gli edifici, ma anche le persone senza impalcature, quelle persone come lui ed i suoi amici, che cercarono di alleviare la paura di una vita di insoddisfazioni con delle canne e dopo con delle sostanze stupefacenti, di cui iniziarono a dipendere e dipendono tuttora.
Ma affidarsi ad una polvere bianca per alleviare il dolore corrisponde a non cambiare niente per paura, perché niente cambia se tu non cambi nulla.
<<E' da un po' che non sono più sicuro di niente, da un po' di tempo non voglio più essere un peso per nessuno, ma la leggerezza di cui avrei bisogno per poter riuscire a fare qualunque cosa contando solo sulle mie forze ancora oggi non mi appartiene.>>
Yannick non ha un bel rapporto con se stesso e nemmeno con le altre persone, deluso da suo padre, da sua madre, dalla sua ex ragazza e da se stesso, è deciso a non fare niente della sua vita, fino a quando ad uno dei tanti incontri per tossici dipendenti non incontra Alessandro, il fratello di un ragazzo che ha iniziato a fare affidamento sulla droga, proprio come Yannick, in seguito a numerose assenze e delusioni.
 
Una delle tante sere, tornando a casa, Yannick viene investito da un'ondata di ricordi dai quali cerca da sempre di sfuggire e succube di un attacco di panico corre per le vie desolate del quartiere, fino a quando non si accascia per terra, addormentandosi e venendo colto da una voce famigliare che gli domanda "Yannick, stai male?".
Perché non bisogna limitarsi a chiedere "come stai?" a chi si ama sul serio, perché chi sta male non lo dice.
 
LA MIA OPINIONE
"Chi sta male non lo dice" è un libro che mi ha regalato tanto.
E' uno di quei pochi libri in cui trovo conforto e ascolto.
 
Ammiro moltissimo Antonio e la sua capacità di scrivere frasi che, inevitabilmente, si cuciono alla perfezione su ogni lettore.
Gli argomenti affrontati sono molto delicati, profondi e complicati da esprimere, eppure lo scrittore ci riesce alla perfezione.
"Chi sta male non lo dice" è uno di quei libri difficili da descrivere e altrettanto da recensire.
 
"Chi sta male non lo dice" è numerose cose.
E' la storia di un amore tormentato, ma anche di come i fiori riescano a fiorire nel cemento, basta solo riuscire a trovare la forza in se stessi per rinascere e, solo dopo, trovare la felicità in compagnia di un'altra persona, perché in fondo la felicità è nascosta dentro ognuno di noi, dobbiamo solo trovarla e non nasconderla più per paura di perderla.
 
I miei complimenti ad Antonio, che ha avuto la capacità di scrivere un libro così bello e profondo, perché mai nessuna storia prima d'ora mi aveva indotto a fermarne la lettura per riordinare i pensieri e catalogare le varie emozioni contrastanti che delle letterine nere impresse su carta profumata mi hanno suscitato.
 
Non posso dire altro che: consiglio la lettura di "Chi sta male non lo dice" ad ogni lettore appassionato di storie d'amore anticonvenzionali e che non hanno un happy end, perché del resto la vita vera non è tutta rosa e fiori.
 
Ho adorato ogni singola pagina, anche se dopo averlo terminato ho dovuto combattere con una malinconia inspiegabile, ma, si c'è un ma, mi aspettavo di più dalla terza parte inedita e il finale è stato fin troppo crudele, lasciato a metà quasi, da qui la supposizione che si tratti di un libro autoconclusivo.
"Chi sta male non lo dice" è un romanzo d'amore con risvolti, a mio parere, autobiografici.
Un romanzo che narra della vita vera, per non dimenticare gli attuali problemi della società.
 
GIUDIZIO



La recensione è giunta al termine.
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2016-11-29

Recensione: "CHI STA MALE NON LO DICE" di ANTONIO DIKELE DISTEFANO

"CHI STA MALE NON LO DICE"
di ANTONIO DIKELE DISTEFANO
 
 
Ciao miei adorati readers e bentornati nel mio blog!
Oggi vi parlo della mia ultima lettura, un romanzo rosa, che narra di una storia d'amore romantica e malinconica raccontata con gli occhi di due protagonisti di spessore, "Chi sta male non lo dice" di Antonio Dikele Distefano.
 
LA COPERTINA
 
 
La copertina è meravigliosa.
Il titolo riassume l'intera vicenda e rappresenta una delle prime frasi che si incontrano a inizio libro: "Non limitatevi a chiedere 'come stai?' a chi amate sul serio, perché chi sta male non lo dice.".
L'immagine di copertina rappresenta una delle scene più belle dell'intera vicenda, quando i protagonisti, Ifem e Yannick, si recano al mare e il ragazzo, come è solito fare, si lascia trasportare dalle onde del male, dimostrando di riuscire a stare a galla nonostante il suo malessere e i problemi che costituiscono la sua stessa esistenza.
 
LA TRAMA
 
"Spesso mi sono sentita dire 'come sei timida'. Mi arrabbiavo e ci rimanevo male, perché vedevo come un insulto il fatto che altri sottolineassero il mio essere insicura.
Molte volte mi sono sentita dire dalle mie colleghe e da mio padre 'devi intervenire di più, devi parlare, devi sorridere'.
Mi convincevo che loro riuscivano a parlare con più facilità con le persone perché avevano qualcosa in più di me, ma mi sbagliavo.
La timidezza è una forma di protezione verso noi stessi."
"Chi sta male non lo dice" è il terzo romanzo di Antonio Dikele Distefano.
Una storia romantica e malinconica raccontata con gli occhi dei due protagonisti Ifem e Yannick.
 
LA RECENSIONE
 
Questo libro è consigliato a qualunque lettore, che si tratti di un lettore dal cuore e dall'animo romantico o di un lettore dal cuore più duro e circondato da mura; a chiunque stia vivendo un periodo di criticità, di malessere, di difficoltà e vuole sentirsi capito, ascoltato e aiutato attraverso delle parole messe su carta; a chiunque sia desideroso di leggere ed immedesimarsi in una storia d'amore romantica e malinconica, in delle vite difficili, problematiche e grigie e in una realtà cruda e tagliente, che caratterizza l'Italia (la location del libro) come moltissimi altri Paesi.
 
"Chi sta male non lo dice" è ambientato in Italia, in quartieri e piazze che incatenano la gioventù che li popola, costringendola quasi sempre a condurre delle esistenze grigie, difficili e problematiche e a sgretolarsi assieme ai palazzi e alle panchine dei luoghi descritti; i protagonisti di questa vicenda sono Ifem e Yannick.
Ifem è una ragazza originaria del Congo, con un passato difficile alle spalle e un presente e un futuro altrettanto complessi.
Lei e la sua famiglia sono scappati da Brazzaville, cercando rifugio in Italia, riponendo in questo Paese sogni, speranze e aspettative che dopo ormai molti anni sono caduti in frantumi, e con queste anche la madre di Ifem non esiste più, è deceduta a seguito di un incidente stradale.
Il passato della protagonista è oscuro, come oscuro il colore della sua pelle, particolare che ancora ai giorni nostri rappresenta un grave e complesso problema di integrazione, ma Ifem non ha mai creduto in un'integrità, lei è diversa e lo sa, ed è fiera di esserlo.
Yannick è un ragazzo originario dell'Africa, con una vita che gli sta sfuggendo sempre più di mano: la scuola gli ha fatto perdere tempo e gli ha fatto incontrare amici falsi, la droga, invece, gli sta facendo perdere la sua vera essenza e le amicizie vere.
Il protagonista prende parte ad ogni manifestazione che ha come oggetto di dibattito l'integrazione di quelle persone che fuggono dal loro paese, recandosi in Italia, e riponendo in essa mille speranze che una volta giunti lì, inevitabilmente cessano di esistere.
Yannick sostiene, giustamente, che non ha avuto la possibilità di scegliere il colore della sua pelle, che non gli è stato insegnato ad essere nero, ma che è stato insegnato agli altri a chiamarlo nero e a trattarlo senza alcun rispetto e che basterebbe un'evoluzione della coscienza e dell'umanità di ogni persona per convivere pacificamente, donando un po' di colore a delle esistenze grigie già di per sé.
 
Ifem e Yannick si conoscono ad una delle numerose manifestazioni organizzate dal Festival delle culture, e dopo poche settimane si parlano per la prima volta su una delle tante panchine di marmo ingiallite che si trovano a Piazza Medaglie D'Oro, dopodiché ha inizio la loro storia d'amore, caratterizzata da un sentimento forte, dolce, complesso e malinconico.
Yannick è un tossicodipendente, riesce a trovare rifugio solo nella droga, ma nonostante ciò Ifem si pone un obbiettivo: fargli cambiare opinione, diventando lei la sua sostanza stupefacente preferita e dalla quale dipendere. Peccato che si tratti di una battaglia già persa in partenza.
 
Ifem è sempre stata male e lo sta tutt'ora, e vorrebbe dare voce a questo malessere, ma si è ripetuta talmente tante volte che come stanno veramente le persone è qualcosa che la gente non prende nemmeno in considerazione, che chi sta male non lo dice.
Stando accanto a Yannick, il grande amore della sua vita, ha capito che una persona non la cambi con la sola forza dell'amore e che si dovrebbe valutare l'importanza di chi ci sta accanto solo in base a quanto ci cerca, e non a quanto ci manca.
Yannick, in un giorno come tanti, si è chiuso la porta dell'appartamento che condividevano alle spalle e non ha più fatto ritorno, recandosi in una comunità di recupero che lo ha cambiato ancora di più di quanto non facessero le droghe di cui faceva uso.
Un sms scritto dal nuovo Yannick farà comprendere a Ifem che ciò che ti manca lo colmi solo con ciò che ti manca, e perciò deciderà di tornare nella sua terra, nel luogo che l'ha vista nascere e dove lei ha iniziato ad esistere, deciderà di fare ritorno in Congo per dimostrarsi che non sono sempre gli altri ad andarsene e a salvarsi, per dimenticare tutte le volte che ha lottato da sola per poi tornare sola, nella vana speranza di sentirsi a casa, anche solo per un giorno.
Ifem vuole capire se c'è ancora, se è ancora viva.
Vuole imparare una volta per tutte che deve lasciare andare le persone e le cose che non la fanno vivere bene e spera di tornare, forse un giorno, più forte di quella bimba che scuoteva il capo in continuazione quando le chiedevano se aveva bisogno di qualcosa, più forte di quella ragazza che voltava pagina per poi ritrovarsi ancora di fronte alla ragione per cui aveva deciso di cambiare, più forte di quei silenzi che l'hanno accompagnata per tutta la vita.
Ifem va perché lui gli manca, perché è meglio fuggire piuttosto che aspettare qualcuno che non sa nemmeno che lei lo sta aspettando.
Va per tornare diversa, per dimenticarsi che qualcosa nella sua vita non c'è più e per ricordarsi che lei esiste, che lei è importante.
 
Il finale non è dei più rosei, ma è proprio questa la caratteristica dell'intera vicenda, si tratta di un libro che contiene i molteplici significati della vita e di tutto ciò che può distruggerla ancor prima che sia l'oblio a farlo.
 
LA MIA OPINIONE
 
Edizione digitale: 0.00€
Edizione cartacea: non disponibile.
 
Il libro è suddiviso in tre parti, nella prima viene raccontata la storia d'amore di Ifem e Yannick, nella seconda i problemi delle vite di entrambi e che, inevitabilmente, influiranno anche sul loro rapporto e nell'ultima la decisione di Ifem di riprendersi in mano la propria vita, ora che è a conoscenza della verità.
La voce narrante è quella della protagonista, Ifem, anche se attraverso di lei emergono i pensieri, la vita, i problemi e l'essenza di Yannick.
 
Seguo Antonio Dikele da molto tempo sui social, le sue frasi mi hanno sempre affascinata, ma per una ragione o per l'altra non ho mai letto nessuno dei suoi libri, finalmente ho deciso di dargli una possibilità, leggendo il suo ultimo romanzo.
"Chi sta male non lo dice" è il libro, non un libro, ma il.
Antonio ha la capacità di far sentire ascoltato, capito e meno solo il lettore durante la lettura del suo libro, le sue frasi sono universali e hanno il potere di leggere dentro ad ogni persona, indipendentemente dall'età, dal sesso, dalla vita, dalle problematiche di questa.
 
Questo libro affronta temi importanti e complessi: la droga, l'integrazione sociale, culturale e umana, la vita e il senso del dolore e di come ogni individuo lo affronta.
I personaggi sono di spessore, da entrambi emerge un significato importante e il lettore grazie alla presentazione di ognuno di essi ha la possibilità di scegliere in chi immedesimarsi e ritrovare un po' di se stesso, i fatti narrati sono crudi, taglienti e affrontati con il giusto registro e la giusta importanza e la storia d'amore e i sentimenti di cui si legge all'interno di questa vicenda sono forti, emozionanti, dolci, malinconici e unici.
 
Antonio Dikele Distefano insegna che l'amore è fatto di sacrifici, di emozioni, di doni, di fiducia e di un giusto livello di questi e che a volte, molto spesso, non supera ogni difficoltà, ma cade in mille frantumi.
Insegna anche che, a volte, è necessario andarsene per tornare a vivere, che non si può galleggiare per sempre e lasciarsi trasportare dalle onde del mare, che a volte è necessario nuotare e sbracciarsi per raggiungere ciò che ci fa stare bene.
 
In questo libro non ho trovato difetti, potrebbe risultare banale ma è la verità.
Credo che ogni lettore debba leggere almeno uno dei libri di Antonio, perché dopo averlo fatto non si è più gli stessi, si ha una nuova consapevolezza e una crescita.
Pochi libri hanno il potere di emozionare e far riflettere ad ogni singola parola, frase e questo è uno di quelli.
 
Trovo sublime e impeccabile il modo di scrivere di Antonio, la sua scrittura risulta sincera e cruda al punto giusto, le sue parole coinvolgono l'anima, il cuore e la mente nella lettura, in maniera talmente intensa da abbattere ogni barriera.
E, che dire, ora spero in un continuo, che narri di Ifem e del suo viaggio in Congo!
Antonio ha comunicato che uscirà il film tratto da questo romanzo, nel 2017, e quindi aspetto impaziente l'arrivo del nuovo anno, per vedere con gli occhi ciò che ho letto e immaginato attraverso delle parole.
"Chi sta male non lo dice" è un libro che stra consiglio di leggere ad ogni lettore, soprattutto a chi è alla ricerca di una storia d'amore per niente convenzionale, alla descrizione della realtà e di una fine che è solo un nuovo inizio.
 
Ho aperto questo blog per condividere la mia più grande passione: la lettura.
Le persone che leggono le mie recensioni sono in costante aumento e mi farebbe piacere interagire con voi, perciò vi lascio qui delle domande riguardanti il libro, chi l'ha letto è invitato a rispondere, sarò felicissima di sostenere uno scambio di opinioni librose:
1. In quale dei personaggi incontrati durante la narrazione ti sei ritrovato?
2. Cosa ti è piaciuto di più di questo libro?
3. Qual è, fra le tante, la tua frase preferita di "Chi sta male non lo dice"?
4. Anche tu pensi che chi sta male non lo dice?
5. Sei d'accordo con la decisione di Ifem di andarsene e recarsi in Congo per tentare di riprendersi in mano la propria vita?
 
GIUDIZIO
 
 
 
CASA EDITRICE E SCRITTORE
 
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Alla prossima recensione! :)
 
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