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2017-05-02

Recensione: "Chi sta male non lo dice" di Antonio Dikele Distefano

"Chi sta male non lo dice"
di Antonio Dikele Distefano
(versione cartacea)
 
 
Ciao adorati lettori e bentornati sul mio blog!
Mi scuso per l'assenza costante sulla piattaforma, ma purtroppo continuo ad essere sommersa di verifiche, interrogazioni, progetti e quant'altro e il tempo per leggere, aimè, è davvero pochissimo...ma qualche oretta per leggere cerco di trovarla sempre.
Esiste l'astinenza dai libri e dal loro odore? Penso proprio di si, perché mi sembra di non star più vivendo senza le mie adorate letture e numerose vite parallele!
Le poche orette di relax mi hanno permesso di terminare la lettura dell'ultimo capolavoro di uno tra i miei scrittori preferiti e, perciò, eccomi qui con una nuovissima recensione.
Oggi vi parlo della mia ultima lettura, un romanzo che narra di come una persona possa dipendere completamente da un'altra o, talvolta, da una sostanza stupefacente, che rappresenta la sua unica certezza in una vita incerta, il tutto rilegato dalla casa editrice Mondadori. All'interno del libro cartaceo è stata aggiunta una terza e ultima parte, rispetto alla precedente versione solo digitale (recensione qui): "Chi sta male non lo dice" di Antonio Dikele Distefano.
 
LA COPERTINA
 
 
La copertina è bellissima, ma molto malinconica.
L'autore, in uno dei suoi numerosi post sul social di Instagram, ha dichiarato che questa copertina ha vari significati e uno di questi è: "in mezzo al mare pesa di meno la pioggia".
Leggendo il libro si capisce a pieno il perché di questa immagine: il protagonista maschile, Yannick, quando sta male si rifugia per ore al mare lasciandosi cullare dalle braccia avvolgenti delle onde. Yannick dice che l'acqua rilascia delle sostanze che danno una sensazione di benessere e felicità. Così, in bici, con il peso dei dolori, si reca sulla spiaggia, si sfila solamente la maglietta ed entra in acqua. Il mare è calmo, le onde lambiscono la spiaggia e poi si ritraggono con regolarità, senza troppo rumore. Yannick tiene gli occhi chiusi, le braccia distese e le gambe divaricate, mentre tenta di stare a galla per ore, fino a che l'acqua non trascina altrove i suoi pensieri cupi e non lo lascia più leggero e svuotato.
Il mare, oltre che simboleggiare un porto sicuro per Yannick, è anche il luogo dove conserva i suoi momenti più belli, non ricordi ma momenti, perché i ricordi appartengono al passato mentre i momenti rimangono vivi in noi e sono fatti di noi.
Il mare gli ricorda il giorno del suo tredicesimo compleanno, quando il padre lo portò in spiaggia e Yannick nuotò per la prima volta: quello fu il suo momento più bello, le ore passavano felici come secondi, le ultime ore in compagnia di suo papà, prima che l'uomo abbandonasse la famiglia alla ricerca di un qualcosa con la Q maiuscola.
Il mare gli ricorda la sua prima vacanza da solo, con gli amici, a Cattolica, quando ebbe la piena consapevolezza di voler essere in qualsiasi altro posto, tranne dove si sarebbe trovato in qualsiasi momento.
Il mare, che allevia le ferite, aiutandone la cicatrizzazione.
Personalmente, adoro la copertina e i molteplici significati che essa cela.
Antonio è uno di quei pochi scrittori che ha conferito così tanta importanza alla copertina del suo libro, il che non è da poco.
 
LA TRAMA
Questa è la storia di Yannick e Ifem, la storia di due ragazzi. Di mancanze, assenze, abbandoni, di come è difficile credere nella vita quando questa ti toglie più di quanto ti dà.
Una storia iniziata in un quartiere dove a cadere a pezzi sono le persone prive di impalcature, schiave delle condizioni economiche al punto di attaccarsi al lavoro rinunciando così alla vita. Dove chi non ci riesce beve fino ad annullarsi e alza le mani sui figli e sulla moglie dietro imposte serrate. Dove la gente sa e non fa nulla. Perché addosso hanno tutti l'odore dei poveri e le scarpe consumate di chi è abituato a frenare in bici coi talloni.
Una storia di sogni infranti che i figli ereditano dai genitori, partiti dall'Africa per "na Poto", l'Europa, senza sapere che questo paese non è pronto ai loro tratti del viso né preparato a sostenere le loro ambizioni. Basta avere la pelle un po' più scura per essere preso di mira, il taglio degli occhi diverso per sentirsi intruso, un cognome con troppe consonanti per sentirsi gli sguardi addosso.
In questa desolazione, Ifem prova a colmare il vuoto che la mangia da dentro con l'amore.
Quello per Yannick. Un ragazzo che sembra inarrestabile,
Ma pian piano quell'amore, come tutto attorno a lei, svanisce. Ne rimane solo n'ombra sottile nelle linee immaginarie che lei traccia sulle labbra di lui mentre dorme. Uno dei pochi momenti in cui Yannick sembra quieto. Perché a fermare la sua corsa è la cocaina.
Iniziata per noia, quasi per caso, perché lui è cresciuto in un quartiere popolare dove tutti almeno una volta hanno provato, anche i preti.
E perché per un attimo quella polvere bianca riempie qualsiasi vuoto, ti fa sentire come avessi dentro tutto il ferro della Torre Eiffel, ma poi si porta via tutto.
"Chi sta male non lo dice" non è però solo un pugno nello stomaco, è soprattutto la storia di come i fiori spuntano anche nel cemento. Di come c'è sempre un modo per salvarsi, l'importante è non rinunciare, non smettere mai di amare la vita.
 
 
IL LIBRO
Versione cartacea: 162 pagine, €12.00
Versione digitale: 162 pagine, €4.99 (versione aggiornata, include anche la terza ed ultima parte del racconto, inedita)
Casa editrice: Mondadori
Autore: Antonio Dikele Distefano
Narratore: interno e doppio, Ifem (prima e seconda parte) & Yannick (terza parte)
Capitoli: prima parte, seconda parte e terza parte
Scrittura: Corretta dal punto di vista grammaticale e sintattico.
Sono veramente pochi i libri di autori italiani che ho letto e apprezzato e questo è uno di quelli.
Antonio Dikele Distefano è riuscito perfettamente a calarsi nei panni di due persone diametralmente opposte, ma al tempo stesso identiche. Cambiano le loro dipendenze, il loro pensiero, il modo di fare, di agire e la loro vita, ma i futuri incerti, la malinconia incessante e costante e il fatto di essere dipendenti da qualcosa o da qualcuno sono i medesimi.
Lo scrittore è riuscito a imprigionare tra queste pagine la speranza che gli stranieri ripongono nell'Europa, in particolare sull'affidamento che ripongono nei riguardi dell'Italia, il problema dell'integrazione sociale e umana da sempre esistente nel nostro Paese, le difficoltà economiche in cui versano molti residenti italiani, le dipendenze che irrimediabilmente si acquisiscono o per affetto o per appartenenza di ceto sociale e quartiere e i molteplici significati di amore, a iniziare da quel sentimento di affetto incondizionato che ognuno di noi dovrebbe provare per se stesso.
Si tratta di una storia di vita e d'amore molto malinconica, paragonabile ad un pugno in pieno stomaco, ma al tempo stesso di una rinascita interiore che solo a seguito di un'enorme sofferenza si riesce a intraprendere.
Gli argomenti affrontati sono quindi molteplici, di spessore e ho apprezzato particolarmente il modo in cui Antonio ha deciso di maneggiarli ed esporli.
Questo è uno di quei pochi libri che durante la lettura mi ha lasciata senza respiro, obbligandomi talvolta a chiuderlo, a sfuggire dalle sue pagine e a riflettere.
 
LA RECENSIONE
"Chi sta male non lo dice" è consigliato a chiunque, perché, in fondo, ognuno di noi nasconde agli altri un malessere ormai radicato nel profondo e dal quale non si libererà mai, se non ignorandolo.
Questo libro è dedicato a chi ha voglia di addentrarsi tra le pagine di una storia d'amore anticonvenzionale, che supera ogni limite rompendo gli schemi e che è tutto, meno che semplice e romantica.
"Chi sta male non lo dice" è consigliato a chi ha vissuto o sta vivendo un momento difficile e vuole sentirsi compreso e, allo stesso tempo, ascoltato e ci metto la mia parola di lettrice compulsiva che questo libro è il più adatto.
Questo libro è dedicato alla vita che, anche se difficile, è meravigliosa.
 
I protagonisti di questa storia sono Ifem e Yannick, entrambi provenienti dall'Africa, da una famiglia che ha riposto ogni speranza, sogno e aspettativa nell'Italia, non consapevoli che questo Paese non è ancora pronto ai loro tratti, al loro taglio degli occhi, ai loro cognomi con troppe consonanti, al colore della loro pelle e al loro modo di pensare e di vivere, talvolta dipendenti da qualcosa o qualcuno.
Ifem è una ragazza proveniente dal Congo, orfana di madre, morta anni prima in un incidente stradale, poco dopo aver abbandonato il marito e la figlia, scendendo le scale di casa in lacrime e sussurrando alla figlia di contare sempre e solo su stessa.
Tutto ciò che le rimane è suo padre che ha smesso di comunicare, di vivere e di provare emozioni diverse dal rimorso e dalla tristezza più radicati e un mucchio di sogni e speranze infranti.
Yannick è un ragazzo proveniente anch'esso dal Congo, "orfano" di padre, che è uscito anni fa dalla sua vita facendo perdere ogni traccia di sé.
Tutto ciò che gli rimane è una madre delusa e che ha perso l'ultimo briciolo di fiducia che riponeva nella prole, un mucchio di sogni e speranze infranti e della polvere bianca, che per un breve lasso di tempo lo fa evadere da quel suo mondo grigio e da quel suo futuro incerto.
Ifem e Yannick si conoscono ad una delle numerose manifestazioni che si pongono come obbiettivi l'integrazione sociale e umana di quelle persone che giungono in Italia, da altri paesi, alla ricerca di una vita migliore, organizzate in piazza e alle quali aderiscono in pochissimi. Yannick è sul palco, con in mano il microfono, intento a proclamare i suoi ideali, quando i suoi occhi si incrociano con quelli di Ifem.
<<Forse cercando di prendermi in contropiede, con tono deciso mi chiedesti "non hai il ragazzo, vero? Sei così bella e sei single, perché?". Io replicai seria che non l'avevo mai avuto "perché c'è un abisso tra essere bella ed essere compresa".>>
Qualche giorno dopo la manifestazione, Yannick si avvicina a Ifem, iniziando a parlare e ignorano tutti, per un tempo sufficiente a capire che tra loro, se avessero voluto, sarebbe potuto accadere qualcosa.
Poco più in là si scambiano il primo bacio, dando inizio a quella che sarà una relazione straziante e intensa.
<<Molte volte parliamo del nostro passato e dei nostri problemi non per risolverli, ma solo perché abbiamo bisogno di sentirci ascoltati e compresi. E io volevo ascoltarti, volevo comprenderti.>>
Ifem sa cosa vuol dire essere da soli al mondo, senza nessuno su cui fare riferimento e cerca di dare a Yannick ciò che lei non ha mai ricevuto, con la speranza che anche lui possa fare lo stesso.
 
<<E io sinceramente spero ancora che tu possa insegnarmi che si può anche essere felici insieme a qualcuno.>>
Solo molto dopo si renderà conto che, in realtà, loro due erano solo il rimorso di ciò che non avevano fatto e che non avrebbero mai più potuto fare.
Quelle ferite procurate dalla sua relazione con Yannick non si sarebbero mai risanate, ma a volte l'amore è dolore e Ifem è decisa a combattere per l'unica persona che ama.
In una relazione, però, non si può combattere da soli, bisogna essere in due e non si possono combattere le battaglie al posto di un'altra persona, tanto meno le sue dipendenze.
<<Vivevo tantissime solitudini. Mi sentivo sola pur trovandomi in mezzo alla gente, quando ero l'unica a rimanere fino a tardi in piazza, mentre mangiavo leggendo un libro aspettando che arrivasse qualcuno o cambiasse qualcosa.
Tenevo conto delle parole in silenzio e nel profondo ci restavo male perché fregarsene è un modo di affrontare la vita che io non ho mai capito. Spesso ho detto " non me ne frega niente" quando non era vero, e rimanevo ferma a guardare fisso un punto lontano e quando spostavo lo sguardo speravo che poi gli occhi di chi mi aveva ferito fossero ancora lì, su di me. Spesso ho mentito a me stessa credendo di essere d'accordo con le decisioni che prendevo e quindi semplificavo immensi messaggi, abbracciavo con gli occhi e amavo in silenzio per paura che la risposta potesse essere un rifiuto.
Non volevo farmi del male e invece me ne facevo più di tutti.>>
Ifem si potrebbe definire la classica ragazza da parete, che vuole passare inosservata riuscendoci e che al tempo stesso vorrebbe urlare, ma rimane in silenzio, per paura di non essere ascoltata. Ifem attorno a se non ha dei muri, ma delle cancellate, è protetta e al tempo stesso esposta tra le inferiate, eppure nessuno ha mai provato a scavalcare l'enorme cancello e a sconvolgerle la vita e l'ordine che si è creata.
<<Dare troppo non è sbagliato, diventa un problema quando non otteniamo in cambio il sostegno per continuare a farlo.>>
Yannick si prende tutto di Ifem, lasciandola completamente sola e indifesa.
Yannick cerca Ifem solo quando ha bisogno del denaro necessario per comprarsi la dose, solo quando dopo essersi sballato pare prendere le sembianze dell'uomo che Ifem vuole al suo fianco, solo quando è in crisi di astinenza e lei è l'unica che riesce a tollerarlo.
Se vuoi l'arcobaleno prima devi sopportare la pioggia, no? Ma l'arcobaleno non giunge dopo ogni tempesta...
 
<<Tutti mi hanno sempre rimproverato qualcosa e io allora provavo a scendere a compromessi con me stesso limitando i lati di me che potevano risultare fastidiosi.
Ma era inutile perché ogni volta ne trovavano altri. Ho capito poi, dopo tanti tentativi, che non dovevo per forza cambiare me stesso, che sarei stato più felice se mi fossi scelto un po' di più, ogni tanto.>>
Yannick è finito per diventare ciò che più odia, eppure è tanto amato da Ifem, ma è troppo impegnato ad odiarsi e a torturarsi con quella polvere bianca per accorgersene.
<<Ti guardavo come si guarda qualcosa che si sa già che ci mancherà. Troppo esile e indeciso per durare. Un punto fermo che non c'è. Ti guardo come si guarda il tramonto, come quando per strada d'inverno si cerca il mare dal finestrino della macchina. Ti guardavo come si guarda un treno appena perso, sperando ancora che si fermi e che si aprano le porte. Ti guardavo non perché eri bello, non perché eri tutto, ma perché sentivo di avere molto di più. Ti guardavo perché non è vero che la felicità siamo noi stessi.>>
Ifem è consapevole del fatto che Yannick è sfuggente e privo di amore verso di lei, o meglio, privo di amore verso se stesso e verso qualsiasi altra persona, compresa lei.
<<La radice del tuo malessere era il risultato delle molteplici delusioni ricevute dai tuoi affetti importanti. Tu eri le foto che cancellavi, il sorriso nascosto dietro la mano messa davanti alla bocca.>>
Ifem è a conoscenza del perché Yannick sia quello che è, è diventato tutte le sue delusioni, eppure lei sa che il ragazzo che era prima è ancora in lui e vuole aiutarlo a tutti i costi, anche a costo di annullarsi.
<<Io da te non volevo nulla, o forse solo stare bene, nient'altro.
Non pretendevo che curassi le mie ferite e nemmeno che mi insegnassi che non ero capace di sentirmi viva da sola, che le storie d'amore non sono altro che storie di vita destinate a finire. Non volevo niente, perché quando mi sono aspettata qualcosa, la vita mi ha risposto "tanto non succederà", perché quando ho provato a essere felice, ho capito che mi sarebbe bastato solo stare meno male.>>
 
Yannick parlava tanto, ma Ifem si era fatta una promessa, di innamorarsi di chi mette in pratica ciò che dice, ma al cuore non si comanda...
<<L'errore sta nel non vedere nelle persone che sono solo persone.>>
<<Infelice, ma incapace di mettere un punto e andare a capo.>>
Ifem è fatta del suo dolore, vorrebbe dire che sta male mentre la sua voce dice "no niente". E' diventata così perché si è ripetuta che come stanno veramente le persone è qualcosa che la gente non prende nemmeno in considerazione.
<<Ho capito che non si può cambiare una persona con la sola forza dell'amore.>>
Yannick poco dopo finisce in una comunità, ridotto ormai sull'orlo del precipizio a causa della polvere bianca che prima lo faceva sentire sulla cima del mondo.
Ifem, capisce di doversi liberare, di dovere dar voce al suo bisogno di correre via e di ritrovare se stessa, così decide di andare in Congo, il Paese in cui è nata e che ora sente come casa sua, l'unico posto dove poter ricominciare da capo.
 
Yannick ha incominciato a sedici anni, perché quando tocchi il fondo e tutto quello che ti circonda fa schifo, l'unica cosa che ti resta è convincerti che è colpa degli altri, che non sei tu a essere debole ma che è il mondo a essere stato troppo crudele con te.
Vive in un quartiere popolare, dove a cadere a pezzi non sono solo gli edifici, ma anche le persone senza impalcature, quelle persone come lui ed i suoi amici, che cercarono di alleviare la paura di una vita di insoddisfazioni con delle canne e dopo con delle sostanze stupefacenti, di cui iniziarono a dipendere e dipendono tuttora.
Ma affidarsi ad una polvere bianca per alleviare il dolore corrisponde a non cambiare niente per paura, perché niente cambia se tu non cambi nulla.
<<E' da un po' che non sono più sicuro di niente, da un po' di tempo non voglio più essere un peso per nessuno, ma la leggerezza di cui avrei bisogno per poter riuscire a fare qualunque cosa contando solo sulle mie forze ancora oggi non mi appartiene.>>
Yannick non ha un bel rapporto con se stesso e nemmeno con le altre persone, deluso da suo padre, da sua madre, dalla sua ex ragazza e da se stesso, è deciso a non fare niente della sua vita, fino a quando ad uno dei tanti incontri per tossici dipendenti non incontra Alessandro, il fratello di un ragazzo che ha iniziato a fare affidamento sulla droga, proprio come Yannick, in seguito a numerose assenze e delusioni.
 
Una delle tante sere, tornando a casa, Yannick viene investito da un'ondata di ricordi dai quali cerca da sempre di sfuggire e succube di un attacco di panico corre per le vie desolate del quartiere, fino a quando non si accascia per terra, addormentandosi e venendo colto da una voce famigliare che gli domanda "Yannick, stai male?".
Perché non bisogna limitarsi a chiedere "come stai?" a chi si ama sul serio, perché chi sta male non lo dice.
 
LA MIA OPINIONE
"Chi sta male non lo dice" è un libro che mi ha regalato tanto.
E' uno di quei pochi libri in cui trovo conforto e ascolto.
 
Ammiro moltissimo Antonio e la sua capacità di scrivere frasi che, inevitabilmente, si cuciono alla perfezione su ogni lettore.
Gli argomenti affrontati sono molto delicati, profondi e complicati da esprimere, eppure lo scrittore ci riesce alla perfezione.
"Chi sta male non lo dice" è uno di quei libri difficili da descrivere e altrettanto da recensire.
 
"Chi sta male non lo dice" è numerose cose.
E' la storia di un amore tormentato, ma anche di come i fiori riescano a fiorire nel cemento, basta solo riuscire a trovare la forza in se stessi per rinascere e, solo dopo, trovare la felicità in compagnia di un'altra persona, perché in fondo la felicità è nascosta dentro ognuno di noi, dobbiamo solo trovarla e non nasconderla più per paura di perderla.
 
I miei complimenti ad Antonio, che ha avuto la capacità di scrivere un libro così bello e profondo, perché mai nessuna storia prima d'ora mi aveva indotto a fermarne la lettura per riordinare i pensieri e catalogare le varie emozioni contrastanti che delle letterine nere impresse su carta profumata mi hanno suscitato.
 
Non posso dire altro che: consiglio la lettura di "Chi sta male non lo dice" ad ogni lettore appassionato di storie d'amore anticonvenzionali e che non hanno un happy end, perché del resto la vita vera non è tutta rosa e fiori.
 
Ho adorato ogni singola pagina, anche se dopo averlo terminato ho dovuto combattere con una malinconia inspiegabile, ma, si c'è un ma, mi aspettavo di più dalla terza parte inedita e il finale è stato fin troppo crudele, lasciato a metà quasi, da qui la supposizione che si tratti di un libro autoconclusivo.
"Chi sta male non lo dice" è un romanzo d'amore con risvolti, a mio parere, autobiografici.
Un romanzo che narra della vita vera, per non dimenticare gli attuali problemi della società.
 
GIUDIZIO



La recensione è giunta al termine.
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Alla prossima recensione! :)
 

2017-03-18

Recensione "I nostri cuori chimici" di Krystal Sutherland

"I NOSTRI CUORI CHIMICI"
di KRYSTAL SUTHERLAND
 
Ciao adorati readers e bentornati nel mio blog!
Pensavate che fossi scomparsa ufficialmente?
Era da inizio febbraio che le mie dita non si posavano sulla tastiera del mio adorato pc, che il mio naso non si trovava tra le pagine profumate dei miei amati libri e tutto per colpa delle numerosissime verifiche ed interrogazioni scolastiche! 
L'ultimo mese è stato un incubo, ma eccomi di nuovo qui, con una nuovissima recensione.
Oggi vi parlo della mia ultima lettura, un romanzo rosa young adult, che narra dell'amore, quello vero, quello che può durare pochi attimi o per tutta la vita, quello che ti fa sentire vivo e coraggioso, quello che ti esplode nel cuore come una bomba chimica, perché l'amore, in fondo, non è altro che scienza: "I nostri cuori chimici" di Krystal Sutherland.
 
LA COPERTINA
 
 
La copertina è molto particolare e, a mio parere, bella ed originale.
Il titolo è un chiaro riferimento al fatto che ogni singola parte del nostro corpo sia composta da particelle, molecole ed atomi. L'amore è scienza. Si tratta solo di una reazione chimica nel cervello. A volte la reazione dura una vita, ripetendosi costantemente, altre no. Altre si trasforma in una supernova e inizia a spegnersi. Siamo solo dei cuori chimici. Questo però non rende l'amore meno folgorante. L'amore può morire con noi oppure in se stesso, ma comunque ha una scadenza da rispettare.
Solo perché l'amore finisce non significa che non si sia trattato di vero amore...
L'immagine di copertina è molto insolita, a prima vista, gli animali acquatici inseriti sembrano dei comuni pesciolini, ma dopo aver letto il libro capirete perfettamente il perché di questa insolita scelta della scrittrice, vi anticipo solo che i pesci compariranno per tutto il corso della vicenda, ma non solo, sono stati anche disegnati ad ogni inizio capitolo, un dettaglio che arricchisce e vivacizza le pagine profumate e piene di letterine di questo libro.
 
LA TRAMA
Henry Page ha 17 anni e non si è mai innamorato.
Paradossalmente, la colpa è del suo inguaribile romanticismo: Henry è da sempre così aggrappato al sogno del Grande Amore da non aver lasciato spazio alle cotte che da anni elettrizzano le vite dei suoi amici.
Non è una scena del film nemmeno il primo incontro con Grace Town: Grace cammina con il bastone, porta vestiti da ragazzo troppo grandi per lei, ha sempre lo sguardo basso.
Complice il giornale della scuola, Henry se la ritrova vicina di scrivania, e presto precipita nella rete gravitazionale di Grace, che più conosce, e più diventa un mistero.
Grace ha ovviamente qualcosa di spezzato e questo non fa che attirare Henry, convinto di poterle ridonare quel sorriso che fino a pochi mesi prima la accompagnava ovunque.
Ma il Grande Amore è più amaro di quanto i romantici credano...
 
IL LIBRO
Versione cartacea: 335 pagine, €17.00
Versione digitale: 335 pagine, €9.99
Casa editrice: Rizzoli
Autrice: Krystal Sutherland
Narratore: interno, Henry Isaac Page.
Capitoli: 27
Scrittura: corretta dal punto di vista grammaticale e sintattico (complimenti alla traduttrice Cristina Proto, che ha fatto un meraviglioso lavoro).
Krystal Sutherland è riuscita a calarsi perfettamente nei panni di un diciasettenne, senza far trasparire in alcun modo il fatto che dietro ad un personaggio letterario maschile ci sia la mente diabolica di una donna.
Mi è piaciuto molto il modo di scrivere della Sutherland, o meglio, del protagonista: il lettore è coinvolto nella vicenda sin dalla prima pagina, grazie alla capacità della scrittrice di argomentare splendidamente le varie trattazioni, senza mai annoiare, riferendosi talvolta direttamente al pubblico e alternando momenti di palpabile depressione e realtà a momenti di spiccata e celata ironia, perché un giorno tutti i nostri sacrifici, il nostro compiuto, le nostre azioni e gli atomi che formano noi stessi si annulleranno, disperdendosi nell'universo, in segno di redenzione, perciò, mai prendersi e prendere tutto troppo sul serio.
Gli argomenti trattati sono molto delicati, ognuno a proprio modo e il modo in cui Krystal Sutherland ha deciso di affrontarli mi è piaciuto molto, ha un talento naturale e magico per le parole, che arrivano dritte al cuore e fanno riflettere.
Questo è uno di quei libri che, una volta terminato, si nasconde in te, insinuandosi nei meandri del cuore.
 
LA RECENSIONE
"I nostri cuori chimici" è consigliato a chi crede nell'amore, quello vero, quello che esplode nel cuore come una bomba chimica, alternando bagliori di luce, felicità, allegria e buio totale.
Questo libro è consigliato a chi ha dovuto fare a cazzotti con la sofferenza, causata da una perdita, da una famiglia a pezzi, da un'infanzia e adolescenza difficili e dalla fine di un amore, che ha semplicemente cessato di esistere perché, come ogni altra cosa, anch'esso ha una scadenza.
"I nostri cuori chimici" è consigliato a chi è alla ricerca di una storia d'amore dura e grezza come la pietra e a chi crede che il lieto fine non sia altro che una storia ancora non conclusa.
Questo libro è consigliato a chi ha sofferto ma si è ripreso, a chi si trova nel fondo ed ha bisogno di una spinta per rialzarsi, a chi è alle prese con dei vuoti, delle mancanze lasciati da persone che se ne sono andate, per scelta o per fatalità e ha bisogno di qualcuno che lo rassicuri che quei vuoti non si colmeranno mai e che quindi occorre farsene una ragione.
 
"I nostri cuori chimici" è ambientato a Londra, come si suppone da una delle poche descrizioni del luogo inserite nel libro.
Il protagonista, nonché unico narratore della vicenda, è Henry Isaac Page, anche se viene offerto ampio spazio ad ogni singolo personaggio della narrazione, attraverso il racconto in prima persona del ragazzo.
Henry è un adolescente di 17 anni, alle prese con l'ultimo anno di liceo e con la voglia di innamorarsi, perché lui sogna da sempre il Grande Amore e non è disposto a perdere tempo in cotte e storielle di poco conto, lui si sta preparando per l'arrivo del vero amore, ma si sa, le cose non vanno mai come ce le si aspetta e, infatti, la sua vita si incrocia con quella della misteriosa Grace Town.
 
<<Per molto tempo ho pensato che il momento in cui si incontra il grande amore della nostra vita dovesse somigliare alla scena di un film. Il cuore che si ferma per un istante. L'anima che sussulta perché una voce dentro ti dice "Merda! Eccola. Finalmente, dopo tutto questo tempo, è arrivata". Quando vidi Grace Town non accadde nulla di tutto ciò. Una piccola parte della sua anima era incrinata.
Insomma, non è certo la storia di un amore a prima vista. Ma è una storia d'amore. Bè. Una specie.>>
La vita di Henry trascorre tranquilla, estranea agli scandali del liceo Westland.
E' un ragazzo strambo, allampanato, con i capelli neri ricadenti sulle spalle e le lentiggini.
Non gli interessano le ragazze, troppo preso com'è a concentrarsi sulla scuola e sui voti che gli servono per entrare in un'università semidecorosa, che gli risucchierà altri anni della sua insignificante vita. Tutto questo prima dell'arrivo di Grace Town.
Questa misteriosa ragazza fa la sua apparizione la seconda settimana dell'ultimo anno, indossando dei vestiti da ragazzo troppo grandi per lei, camminando con un bastone e lo sguardo basso. Henry la nota come non aveva mai notato nessuna, la prima volta che si materializza a lezione di teatro, ma non ci pensa, preso com'è a vivere domandandosi se la sua esistenza si possa definire o meno "insignificante". Henry non pensa a Grace, o almeno, non ci pensa fino a quando il suo professore di inglese, Mr Hink, non li convoca entrambi nel suo ufficio, offrendogli i posti di caporedattori del giornale della scuola, posto a cui Henry aspira da anni e che crede fermamente di meritarsi.
Henry e Grace si trovano nella sala d'attesa, lei sta leggendo "Non t'amo", la poesia di Pablo Neruda ed il protagonista ne legge alcuni versi, non sapendo che rappresenteranno pienamente i mesi che seguiranno dopo quel giorno:
<<T'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.>>
Grace rifiuta la proposta, uscendo dall'ufficio dell'insegnante e dalla vita del protagonista, ma in realtà questo sarà solo l'inizio di tutto. Henry corre dietro a Grace per tutto il campus, urlandole dietro quanto sia stata ingenua a rifiutare una proposta del genere, i due hanno modo di parlare e di camminare fianco a fianco. Le parole e i passi sono tanti ed Henry e Grace giungono fino a casa di lei, dove si trova una macchina molto appariscente. Ed è proprio con quel veicolo che Grace accompagna a casa Henry, salutandolo.
Il giorno seguente Grace accetta il posto come vicecaporedattrice di Henry e gli dà il secondo dei tanti passaggi.
 
<<Se fossi stato più vecchio, saggio o avessi prestato più attenzione ai teatrali sentimenti adolescenziali che i miei coetanei mi avevano descritto durante la loro prima cotta, non avrei scambiato la sensazione di bruciore e oppressione al petto per un'indigestione, ma avrei riconosciuto una sofferenza molto più seria e dolorosa.
Quella fu la prima notte in cui sognai Grace Town.>>
Parlando di Grace con i suoi due migliori amici, Muz e La, Henry cerca Grace su Facebook, trovandola.
Cliccando la figura del profilo della Grace Town geograficamente più vicina, ecco che la vede, una ragazza con un abito rosso, rossetto rosso e capelli ondulati biondo miele, radiosa, con gli occhi chiusi e la testa rovesciata all'indietro come se stesse ridendo.
Gli ci vollero una manciata di secondi prima di riconoscerla. Era lei.
Tutte le foto da lei postate risalivano a pochi mesi prima, eppure la Grace ritratta era molto diversa da quella che aveva conosciuto.
In quelle foto Grace non aveva il bastone, le occhiaie scure sotto agli occhi, gli strati multipli di abiti da ragazzo.
Che cosa le era successo negli ultimi tre mesi che l'aveva così cambiata, e in peggio?
Grace Town era un mistero.
Un mistero che Henry Page avrebbe risolto.
C'era qualcosa di disorientante in quella ragazza. Henry aveva visto la Grace colorata su Facebook, eppure davanti a lui, ogni giorno, c'era la versione in seppia, quella sfuggente, spettrale, senza colori.
 
<<Guarda lassù, Henry. Guarda lassù, e dimmi sinceramente se credi che le nostre esistenze siano qualcosa di più di una ridicola cascata di occasioni fortuite. Una nuvola di polvere e gas forma il nostro pianeta, una reazione chimica crea la vita. L'universo non è quel luogo magico che le persone amano dipingere. E' di una bellezza straziante, ma non c'è magia là, solo scienza.
Quando alzo gli occhi verso il cielo notturno, mi ricordo di non essere altro che cenere di stelle morte da tempo. Un essere umano è una collezione di atomi che si riunisce in uno schema ordinato per un breve periodo di tempo e poi si separa di nuovo.
La cosa migliore che l'universo ci ha dato è la sicurezza che verremmo tutti dimenticati. Mi piace l'idea che quando moriamo, nonostante qualsiasi dolore, paura o imbarazzo abbiamo sofferto in vita, nonostante ogni strazio o tristezza, finiamo di nuovo dispersi nel nulla. Sapere che alla fine sarò tabula rasa mi fa sentire coraggiosa.
Ci viene donato un breve barlume di consapevolezza con cui fare ciò che vogliamo e che poi restituiamo all'universo.
L'oblio non fa paura: è la cosa più vicina alla sincera assoluzione dal peccato che riesco a immaginare.>>
Grace Town è un enigma inserito in un rebus che fa parte di un grande mistero senza soluzione.
Henry ora ha capito perché si è sempre limitato a sognare l'amore: perché non aveva mai incontrato qualcuno che volesse in quel modo nella propria vita, tranne lei. Per lei potrebbe fare un'eccezione.
 
<<Di solito ero piuttosto bravo a leggere le persone, ma Grace Town era un'anomalia, un punto cieco sul mio radar. Odio citare "Twilight", ma d'un tratto riuscivo a capire come Edward trovasse interessante una persona tanto ottusa. Alla fine compresi la sua attrazione per Bella. Meno riuscivo a leggere Grace - meno la comprendevo -, più mi sentivo catturato. Avevo disperatamente bisogno di capire cosa succedeva nei corridoi intricati e divertentissimi della sua mente.>>
Henry è innamorato, perdutamente innamorato di Grace, o meglio, dell'idea che ha di lei.
Henry ha sempre avuto un debole per gli oggetti rotti, danneggiati ma che si potevano in qualche modo riparare, ecco perché è così attratto da lei, vuole scoprirla, salvarla e farla tornare a vivere. Ma non si può aiutare chi non vuole essere aiutato, giusto?
 
L'ultimo anno di liceo trascorre così per Henry.
Un giorno moriremo tutti, no? Perciò perché studiare e fare i compiti per garantirsi un futuro e impegnarsi per l'imminente uscita della prima pubblicazione di quell'anno del Westland Post, quando Grace e il suo mistero sembrano a portata di mano, finalmente pronti a venire allo scoperto?
<<Qualcosa può finire in frantumi solo un numero determinato di volte prima che non possa più essere riparato, proprio come un pezzo di carta può essere ripiegato solo un certo numero di volte prima di non poter più essere piegato.
Speravo che tutti i miei cocci potessero essere incollati di nuovo insieme e saldati con venature dorate (arte Kintsukuroi). Che le lacrime del cuore sarebbero guarite diventando luminose cicatrici.>>
 
<<Solo in quel momento compresi finalmente di essere un'interferenza nella storia d'amore di qualcun altro. Che un amore meraviglioso stava sì avendo luogo, ma non era il mio, come avevo sperato: io ero un personaggio secondario, un espediente nella trama per tenere separati i protagonisti.
Io non ero la sua seconda scelta, con questa idea mi ero convinto di poter convivere: ero un cammeo, una comparsa, una partecipazione straordinaria e mi uccideva l'idea di averci messo così tanto a capirlo.
Mentre la guardavo scrutarmi negli occhi, compresi quanto poco sapevo di lei.
Mentre la osservavo alzarsi e andarsene - ancora, ancora, ancora - finalmente compresi di amare un multiuniverso di Grace.
Per tutto il tempo la amai. Segretamente, tra l'ombra e l'anima.>>
Pablo Neruda non aveva tutti i torti, Henry era stato bloccato in quei suoi versi per un anno intero, ma ora era pronto ad uscirne.
Henry sa, Henry conosce il mistero di Grace, ma non può fare assolutamente niente per aiutarla ad uscirne fuori, perché lei non vuole venirne a capo, lei vuole soffrire, perché crede che sia l'unica cosa che si merita.
Perché non si possono proiettare le proprie fantasie sulle persone ed aspettarsi che queste recitino la parte. Le persone non sono contenitori vuoti che possono essere riempiti con i propri sogni a occhi aperti.
Lo strazio che Henry sente nel cuore è scienza. Ora è ferito, ma guarirà.
L'amore non è mai perfetto.
Grace ha insegnato ad Henry ad amare non aspettandosi nulla in cambio.
Grace ha insegnato ad Henry a vivere, vivere davvero.
 
 
Infondo, le storie con un lieto fine sono solo storie non ancora finite.
 
LA MIA OPINIONE
Si puo' considerare amore un sentimento profondo, indescrivibile, doloroso, buio e non corrisposto? Ebbene si, perché proprio questa è la descrizione del primo vero amore di Henry Isaac Page, il protagonista de "I nostri cuori chimici".
Per ognuno di noi esiste la propria persona, che può essere un amico, un famigliare, un animale domestico, l'amore della propria vita o del momento: in questi dodici mesi la persona di Henry è Grace.
Henry, nel corso della vicenda, impara ad accettare il bello e il brutto, finendo per essere risucchiato dall'uragano chiamato Grace Town.
A Grace Town piace essere un mistero e ad Henry Isaac Page piace risolvere rebus e dargli un ordine approssimato, gli piace rimettere insieme i pezzi, ma Grace non vuole essere riparata, vuole rimanere incrinata a vita, perché le piace soffrire, è solo soffrendo che riesce a sentirsi ancora viva.
 
L'amore è scienza. Si tratta solo di una reazione chimica nel cervello. A volte la reazione dura una vita, ripetendosi costantemente. Altre no. Altre si trasforma in una supernova e inizia a spegnersi. Siamo solo dei cuori chimici. Questo rende l'amore meno folgorante? Non penso. Ecco perché non approvo il matrimonio e non capisco perché la gente dica sempre che il cinquanta per cento delle relazioni e dei matrimoni terminano con un tradimento o il divorzio, come per giustificare un fallimento.
Se si ama, si ama incondizionatamente e anche senza firmare una sorta di contratto in cui ci si giura amore eterno, poiché l'amore cessa di esistere, come ogni cosa ha una scadenza e perché l'amore non va limitato con una firma posta sotto un elenco di paroloni che, anche volendo, non riusciranno mai a descrivere il sentimento "amore", perché questo una descrizione non ce l'ha.
E poi, solo perché l'amore finisce non significa che non si sia trattato di vero amore.
L'amore non è mai perfetto. Non si può andare in giro convinti che ogni persona di cui ti innamori sia l'unica. Le persone non hanno anime gemelle. Le persone si creano la loro anima gemella.
L'amore si presenta, finisce e si manifesta nuovamente, esattamente come uno scrittore scrive un nuovo libro dopo aver terminato il precedente.
Ci innamoriamo più volte, biologicamente parlando, per favorire la continuazione della specie umana; logicamente parlando, perché all'inizio il viaggio è bello.
Nessuno riesce a vedere la curva dei binari del treno finché non è già troppo tardi per fermarsi.
Quando sali sul treno, speri che sia quello che non si schianterà. Anche se potrebbe, anche se probabilmente lo farà, vale la pena salire comunque, solo per scoprirlo. Si può anche rimanere in stazione, ma in quel caso non si andrebbe da nessuna parte.
Lo strazio che si sente nel cuore quando si è innamorati è amore e dolore combinati assieme, si è feriti, ma si guarisce.
 
Stare di fronte ad una persona e offrirle l'anima e vedersela rifiutata è una fra le cose peggiori che possano capitare ad una persona innamorata.
Per giorni, settimane, mesi o anni l'innamorato non corrisposto si chiederà cosa c'è in lui di così sbagliato, incrinato o brutto, per cui l'amato non poteva amarlo come lui l'amava.
Cercherà tutte le ragioni dentro di sé per cui la persona amata non l'ha voluto e ne troverà un milione.
Alcuni giorni crederà che ogni atomo del suo essere sia in qualche modo difettoso.
Ciò che l'innamorato si deve sempre ricordare è che è straordinario.
Henry, in questa storia, è l'innamorato e Grace la persona da lui amata.
Lei, per lui, è stata un'esplosione chimica nel cuore. E' stata una delle stelle che si è trasformata in supernova, nella sua scia non ha lasciato altro che oscurità.
Ma la morte delle stelle fornisce i mattoni della vita.
Tutti noi siamo fatti di Grace Town, di polvere di stelle.
 
Krystal Sutherland narra di questi molteplici e profondi argomenti in "I nostri cuori chimici" e, a mio parere, lo fa in modo a dir poco sublime.
Ogni singola parola arriva dritta al cuore, facendolo sentire meno solo e agonizzante e dritta alla mente, facendo riflettere il lettore insieme ad Henry e compiendo uno dei numerosissimi viaggi in treno in sua compagnia, con la speranza che non si tratti dell'ennesimo treno che uscirà fuori dai binari.
 
"I miei cuori chimici" è un libro bellissimo, perfetto per quel lettore che ama torturarsi lentamente con le parole.

Ringrazio la Sutherland per aver dato vita ad un'insolita e per niente convenzionale storia d'amore.
Henry Isaac Page è l'esplosione chimica che tutte si meritano, la Sutherland ha dato vita ad un principe azzurro in versione 2.0, peccato solo che non sia reale!
Queste scrittrici crudeli che fanno sempre innamorare le lettrici dei loro protagonisti... 
 
C'è solo un ma, piccolissimo: avrei apprezzato veramente tanto se ci fosse stata la voce narrante di Grace Town per qualche capitolo a tenere compagnia al lettore, in questo modo credo che sarebbe emerso molto di più dell'essenza del suo personaggio.
C'è anche da dire che, però, Grace è un mistero dall'inizio alla fine del libro e credo che la scelta della scrittrice di non aver lasciato alla Town il monopolio di qualche pagina, sia stata geniale, in questo modo cattura l'attenzione del lettore sulle uniche parole che esso ha la possibilità di leggere e lasciandolo con l'incognita sul personaggio chiave della narrazione.
Krystal, lasciamelo dire, sei diabolica!
Geniale e diabolica.
 
GIUDIZIO
 
 
 
La recensione è giunta al termine.
Non dimenticate di mettere un G+1 a questo post e di iscrivervi come lettori fissi de Lamiavitasonoilibri!
 
Alla prossima recensione! :)
 
 
 

2017-02-12

Recensione: "VORREI CHE FOSSI ANCORA TU" di LORENZA BERNARDI

"Vorrei che fossi ancora tu"
di
Lorenza Bernardi
 
 
Ciao adorati readers e bentornati nel mio blog!
Le ultime settimane sono state piene di verifiche ed interrogazioni, ma tra una materia e l'altra un libro sono riuscita a finirlo, c'è sempre tempo per la lettura...
Oggi sono qui per parlarvi della mia ultima lettura, un romanzo rosa young adult, che narra dell'importanza che rivestono la tecnologia ed Internet al giorno d'oggi, dell'amicizia, dell'amore adolescenziale, dell'omosessualità ed omofobia: "Vorrei che fossi ancora tu" di Lorenza Bernardi, il sequel de "Vorrei che fossi tu" (recensione qui).
 
LA COPERTINA
 
 
 
La copertina è magnifica.
Il titolo è un chiaro riferimento al primo capitolo della duologia e quell'"ancora" possiede tantissimi significati, che ciascun lettore, che abbia letto il primo libro, avrà modo di comprendere e interpretare a suo modo.
L'immagine di copertina raffigura la protagonista Bea e il ragazzo misterioso che conoscerà sul web in questa sua seconda avventura online.
I libri e le librerie in questo secondo capitolo della serie ricoprono un ruolo importante e fondamentale per l'intero svolgimento, perché sarà proprio grazie ad una community letteraria, creata dalla proprietaria di una piccola libreria indipendente di Ferrara, che i due personaggi avranno modo di conoscersi e riconoscersi.
L'immagine di copertina trae in inganno, perché a seconda delle descrizioni del ragazzo misterioso che vengono fatte tra le pagine, il lettore farà sicuramente riferimento all'uomo fotografato, ma l'idea non potrebbe essere più sbagliata...
Si rimarrà con l'incognita sulla sua identità fino alla fine, la scrittrice ha voluto far dannare il lettore fino all'ultima parola del suo libro.
 
LA TRAMA
La prima vacanza da sola con il proprio ragazzo è il sogno di tutte, ma per Bea la settimana in tenda con Andrea si è rivelata un vero disastro.
Non sa nemmeno bene il perché, eppure in Corsica sono nate delle incomprensioni e, tornati a casa, i due ragazzi si sono allontanati.
Per fortuna lei può aggrapparsi ai suoi storici amici e ai suoi amati libri.
E quando per caso entra in Mitubùk, una community di lettori che si scambiano pareri e consigli, conosce un misterioso utente che, guarda caso, le ricorda tanto Emanuele, il ragazzo conosciuto a una festa in discoteca...
 
IL LIBRO
Versione cartacea: 251 pagine, 16.00€
Versione digitale: 251 pagine, 6.99€
Casa editrice: Piemme
Autrice: Lorenza Bernardi
Narratore: esterno, in terza persona.
Capitoli: nessuno, il libro è suddiviso solamente in 4 parti (ciascuna parte corrisponde ad un lungo capitolo, in pratica).
Scrittura: corretta dal punto di vista sintattico e grammaticale, semplice e vivacizzata grazie alla presenza di numerosi dialoghi diretti e inserimenti di sms e pagine di diario.
Gli argomenti trattati sono attuali e affrontati in modo semplice, a volte fin troppo...
La scrittrice narra dell'importanza che riveste la tecnologia nella quotidianità di ciascuno di noi, dell'amore adolescenziale, dell'amicizia, delle seconde occasioni, dell'omosessualità e dell'omofobia.
 
LA RECENSIONE
Questo libro è consigliato, in primo luogo, a coloro che hanno letto "Vorrei che fossi tu" (recensione qui).
"Vorrei che fossi ancora tu" è consigliato a chi crede che nell'amore esista una seconda possibilità, che dimenticare e innamorarsi per la seconda volta della medesima persona sia possibile.
Questo libro è dedicato a chi è alla ricerca della propria persona e a chi vuole immergersi tra le pagine di una bellissima storia d'amore per sognare e chissà, anche per trovare il coraggio di iscriversi online ad un sito di incontri per provare a conoscere l'amore della vita, esattamente come è accaduto alla protagonista Bea.
"Vorrei che fossi ancora tu" è consigliato ai single, che il 14 di febbraio avranno modo di godersi una serata scatenata oppure tranquilla, con il naso tra le pagine di una storia d'amore intensa e frizzante.
Questo libro è consigliato a chi crede nella magia dell'amore, anche quello nato online.
 
"Vorrei che fossi ancora tu" è ambientato in Corsica, a Ferrara e successivamente a Milano.
Il personaggio principale è Beatrice Zanardi, anche se viene offerto ampio spazio a tutti gli altri personaggi e ai loro pensieri, in particolar modo alle persone più importanti per Bea, in primis a Giacomo (il suo compagno di banco nonché più caro amico, gay e per questo spesso denigrato).
 
<<E' trascorso un anno da quando ho conosciuto Edward, o meglio, Andrea.
Per quasi un anno ci siamo scritti e messaggiati sotto mentite spoglie: lui Edward ed io Bella, come i protagonisti della saga di Twilight.
Quasi dodici mesi fa ho ricevuto il suo primo sms sul cellulare (in realtà destinato ad un'altra persona) e da lì è nato tutto.
Come poteva funzionare un'amiciziamorosa che si basava solo su messaggini, chat e cose così?
Alla fine Edward l'ho conosciuto davvero, scoprendo poi che era Andrea (e ora, a furia di alternare questi nomi, sto andando in palla pure io).
Solo un mese fa io e Andrea siamo andati al concerto dei Negramaro. E lì ci siamo baciati per la prima volta.
In quel bacio c'era tutto.
Schiaffi d'amore che ti lasciano stordita. Meravigliosamente stordita.
Oggi però è successo qualcosa di nuovo, importante, bellissimo, ma che fa anche parecchia paura.
Andrea mi ha chiesto di fare una vacanza da soli. Io e lui.
E io ho bisogno di capire che cosa voglio davvero.>>
Ed è così che riprende vita l'avventura di Bea.
Il suo Edward, popò meno che Andrea, le ha chiesto di trascorrere una vacanza con lui, da soli, in Corsica.
E' il sogno di ogni ragazza fidanzata, no? Ebbene si, Bea sta per compiere un grande passo. Una sorta di convivenza con il suo ragazzo, dove dormiranno assieme e non solo... ed è proprio questo a preoccupare così tanto Bea. E' davvero pronta a spingersi oltre con Andrea?
Con mille paure, aspettative ed emozioni, i due salgono sul traghetto che li porterà in Corsica e alla deriva della loro storia d'amore.
In quei dieci giorni di vacanza, Bea capisce che lei e Andrea abitano su pianeti diversi.
Non fanno altro che litigare, tirarsi frecciatine acide e cercare di ignorarsi, come se in realtà non fossero insieme in un posto da favola.
Forse è colpa del fagottino di ansie e preoccupazioni che Bea si è portata dietro, senza cercare di affrontarle? O semplicemente Bea e Andrea non sono fatti l'una per l'altro?
E tornando a casa, i dubbi prendono voce. Possibile che tutto questo sia nato a causa dell'intimità? Beh, fatto sta che Bea e Andrea decidono di comune accordo di lasciarsi e rimanere amici, perché è evidente che fra loro non c'è futuro.
 
Un mese dopo, Bea sta facendo i conti con la delusione e la grande voragine che si ritrova nel petto e che solo lui può colmare. Perché i buchi li crea chi ti manca e solo colui che li ha originati può colmarli...
Bea cerca Andrea, ma non lo trova.
Lui ha intrapreso la sua strada, ha lasciato Ferrara per trasferirsi a Milano, per studiare Economia; E lei, invece? Lei è adagiata sul fondo del suo personale nascondiglio, ancora troppo scottata per tirarsi su e continuare a vivere. Ma si sa, a volte la soluzione è dietro l'angolo...
<<Fu durante l'ennesimo girovagare per la città che Bea si infilò in una serie di vicoletti del centro. E lì, tra la prima nebbia che stava calando sulle case, vide una luce nuova che non ricordava. Un'insegna luminosa. Incuriosita si avvicinò. In vetrina c'erano dei libri.
Scese dalla bicicletta, poi sbirciò all'interno: era un negozio davvero piccolo, ma caldo e accogliente. Si intravedevano alcune poltrone oltre un muro, sembrava un mini salotto.
A colpire Bea furono due particolari. Prima di tutto gli scaffali stracolmi di libri, messi in doppia fila, e pure in orizzontale. E poi il colore dei muri: lilla.
All'improvviso da un piccolo tavolino vicino alla vetrina, tappezzato anch'esso di volumi, sbucò il volto di una ragazza sui trent'anni, due occhialoni da gufo sul naso e una cascata di capelli arruffati. Trasportava un metro e mezzo di libri.>>
La soluzione dietro l'angolo è una graziosa libreria in un vicolo del vecchio borgo di Ferrara, "Il mondo di Bea", un luogo ristretto ma accogliente e caldo, dove Bea trova il suo mondo, un mondo dominato da parole, frasi, sentimenti, pagine profumate e libri sinonimo di vita.
La proprietaria della libreria "Il mondo di Bea", Iris, diventerà l'amica e la confidente più cara di Bea e grazie a lei e ai suoi libri la protagonista riuscirà a tornare a vivere.
Sarà proprio grazie a Iris e all'app creata da lei che Bea avrà modo di interagire con dei lettori appassionati come lei.
<<"Devi pubblicare la foto su Mitubùk!" Bea aggrottò la fronte. "Mitu-chè?"
Iris rimase con il libro sospeso in aria. "Come, non ti sei ancora registrata sulla mia app?"
"Hai fatto un'app? Ma di che cosa si tratta?"
"Si, un'app: Mitubùk, ovvero Me Too Book. E' un'app tipo Instagram, si possono postare solo foto di libri nel momento in cui li stai leggendo, o comunque quando li hai con te.
Sotto la foto devi mettere un commento, che può essere una frase del libro o qualcosa che ti ha ispirato. Hai un numero di caratteri a disposizione, un po' come Twitter.
L'app è stata scaricata da un sacco di persone, si è sparsa la voce, soprattutto attraverso piccole librerie indipendenti come la mia. Mi piace l'idea di creare questa piccola comunità di lettori a colpi di foto.>>
 
Mitubùk. Un'app simile ad Instagram dove si possono postare solo foto di libri, commentando con citazioni o impressioni.
E sarà proprio da questa libreria e dalla creatività di Iris che avrà ufficialmente inizio l'avventura di Bea!
Uscendo dalla libreria, Bea si scontrerà con un ragazzo alto, affascinante, biondo e riccioluto. E' Emanuele.
Emanuele, entrando dopo di lei in libreria, riceverà in regalo un libro, si tratta di una delle tante iniziative di Iris: i regali raccontati, dove ogni cliente ha la possibilità di acquistare un libro da far consegnare al successivo cliente, dalla proprietaria, con all'interno una dedica, per spiegare il perché della scelta.
Emanuele riceverà in regalo da Bea "Un giorno questo dolore ti sarà utile".
 
Successivamente, i due si scontreranno spesso, cosa nasconde questa fatalità di incontri?
Bea si iscrive a Mitubùk con il nickname di Bella. Che sia ancora in cerca del suo Edward?
Una sera, Bea posta un'altra foto delle sue letture e riceve un sms da un certo E.B..
Il primo sms di una lunga serie.
 
<<E.B.: Aspetto di chattare con te come un carcerato aspetta l'ora d'aria.
Bella: E' strano... vorrei che rimanessimo in questa perfezione, ma allo stesso tempo vorrei conoscerti con tutta me stessa.>>
Lei ed E.B. vivono nella stessa città, hanno gli stessi gusti letterari e molto altro in comune. Eppure, chissà per quale strana ragione, i due preferiscono continuare a sentirsi tramite messaggio e con un nome falso.
Le settimane passano e Bella ed E.B. sentono di stare legando molto.
Che sia l'inizio di un'altra amiciziamorosa?
E perché E.B. le ricorda tanto Emanuele?
 
E.B. si scopre che vive a Milano e che è nato a Ferrara.
Bella ed E.B. vogliono conoscersi. E.B. ha bisogno di lei e lei vuole dimostrare a se stessa di poter andare avanti, di aver dimenticato Andrea e così raggiunge il ragazzo misterioso a Milano.
<<Bella: Sono arrivata. Tu dove sei?
E.B.: Sono qui, proprio di fronte a te.
E.B.: Scema, voltati.>>
Chi sarà E.B.?
Emanuele?
Andrea? Cosa che lei spera tanto.
Oppure un altro ragazzo?
L'amiciziamorosa è giunta al termine, ora si è nella cruda realtà e l'identità di E.B. sta per essere svelata...
 
LA MIA OPINIONE
Si può considerare amore un rapporto nato online e basato su dei messaggini?
I rapporti vanno consumati, sia negli aspetti belli sia in quelli più difficili.
Le persone vanno conosciute e guardate negli occhi.
Ma se quella persona abita in un'altra città rispetto alla tua? Addirittura in un'altra regione? La distanza rende tutto impossibile o semplicemente più intenso?
E' davvero importante se a formare una coppia sono un uomo e una donna, due uomini oppure due donne? L'amore significa felicità, significa mettere colui che ami prima di te stesso, significa aver trovato l'unica persona su sette miliardi in grado di vederti e ascoltarti davvero e di amarti con i tuoi numerosi difetti considerandoli perfette imperfezioni e non vi è una distinzione di sesso.
Lorenza Bernardi si è addentrata nel mondo adolescenziale, dell'amore digitale e in 3D (dal vivo), delle varie forme di amore e dell'omofobia (una forma di razzismo, se così la si può definire, dove le persone navigano in delle acque oscure, convinte della loro idea e facendo sentire sbagliati i più giusti) per scrivere questo libro ed è su questi temi difficilmente conciliabili che si basa "Vorrei che fossi ancora tu".
 
Il libro, come detto precedentemente, tratta di argomenti per niente facili da affrontare e comprendere, poiché esistono svariate interpretazioni, nessuna più giusta di altre.
Si parla molto delle delusioni amorose e di come queste possano segnare un futuro rapporto con un'altra persona.
C'è chi crede che il primo amore è quello che non si scorda mai, quello che ci si porta dentro per tutta la vita, quello che non potrà mai essere paragonato al secondo, quarto e centesimo amore.
E' il primo sentimento che si prova verso un'altra persona, sentimento che se si è fortunati si prova una sola volta, se invece si è sfortunati, mai.
Beatrice è una ragazza alle prese con la fine del primo vero amore.
Si era costruita un castello composto interamente da illusioni, diventate ora delusioni e sta cercando di combattere contro queste, di tornare a vivere.
I libri, la famiglia e gli amici giocheranno un ruolo importante in questa sua ripresa e in particolare un ragazzo conosciuto online, che darà l'illusione al cuore di Bea che si possa trattare nuovamente di Andrea, che il loro è vero amore, un amore senza fine.
Ma si sa, sperare in amore non porta quasi mai a nulla di buono.
E.B. non è Andrea e Bea se ne deve fare una ragione.
Perché non è possibile dimenticare e innamorarsi una seconda volta della medesima persona, giusto?
Si parla molto dell'omosessualità di Giacomo, migliore amico di Bea e dell'omofobia, che reputa quasi delle nullità coloro che non sono etero e che hanno una visione diversa della vita.
Ma essere diversi è essere unici e l'unicità è una caratteristica in via d'estinzione e da tenersi stretta a tutti i costi e Giacomo lo sa.
Uno dei miei personaggi preferiti, infatti, è proprio questo ragazzo. Ammiro la sua forza e il suo coraggio nel mostrare se stesso senza paure e limitazioni.
La scrittrice ha inquadrato bene i due temi, mettendo a confronto un alunno omosessuale con una professoressa bloccata nel passato e omofoba, il risultato è stato un meraviglioso esempio di ciò che ormai è all'ordine del giorno: la paura di mostrarsi per come si è e la discriminazione solo perché una persona è diversa da un'altra, come invece è normale che sia.
 
"Vorrei che fossi ancora tu", insomma, è costruito su delle ottime basi, quelle sopra citate.
Eppure, la vicenda in sé risulta banale, semplice e priva di spessore e sentimento, frettolosa.
I personaggi sono descritti bene, anche se poi trascurati per l'intera durata della vicenda.
Sembra sempre che manchi qualcosa. Gli argomenti trattati non vengono mai approfonditi, non ci si sofferma mai su uno di essi per più di un paio di pagine, stessa cosa per la descrizione della situazione generale e interiore del personaggio che in quel momento ha i riflettori puntati addosso.
La banalità della vicenda è ovvia quando ogni problema si risolve nell'immediato e con soluzioni a dir poco surreali e quando si viene a conoscenza dell'identità di E.B., si, carino e dolce, ma fin troppo irreale.
E anche in questi casi viene offerto pochissimo margine alla descrizione dei problemi e della loro soluzione e della scoperta che il lettore aspetta di fare dall'inizio del libro...
Allo stesso tempo, però, la lettura risulta scorrevole, perché la scrittrice non rivela mai nulla e quindi il lettore sente il bisogno di continuare, di giungere fino alla fine per sapere, conoscere e comprendere, peccato che anche giunti finalmente al clou della vicenda, non si possa godere più di tanto del momento, perché le righe dedicatogli sono pochissime.
"Vorrei che fossi ancora tu", esattamente come il precedente libro, ha potenziale, ma il modo in cui è strutturato e narrato risulta poco adatto e inconciliabile con l'importanza dei temi che contornano la vicenda e ai quali, personalmente, avrei conferito più importanza.
Per questi motivi la lettura risulta veloce, leggera e pesante al tempo stesso, perché le richieste e aspettative del lettore non vengono mai soddisfatte o se si, solo in parte.
Sono arrivata al finale del libro con il fiato sospeso, con la speranza che E.B. non fosse chi credevo, che almeno l'ultima parte non sarebbe risultata banale e che, finalmente, mi sarebbero venute le farfalle nello stomaco, le lacrime agli occhi e i classici sospiri da "ma quando succede anche a me?", ma purtroppo sono rimasta di nuovo delusa.
Avendo letto entrambi i libri, posso affermare di non aver trovato quasi niente che mi abbia fatto pensare "questo libro è wow".
Speravo che questo volume avrebbe potuto regalarmi ciò che il primo libro non era riuscito a fare, ma purtroppo non è stato così...
 
Ringrazio lo stesso Lorenza Bernardi per aver dato vita a due libri che trattano dell'ignoto amore nato online, di cui si parla ben poco e che è complicato sia da vivere che da narrare da una persona esterna ad esso.
 
GIUDIZIO
 
 
 
La recensione è giunta al termine, non dimenticare di mettere un G+1 e di iscriverti al blog come lettore fisso!
Per qualsiasi dubbio o scambio di opinioni librose in merito a "Vorrei che fossi tu" o a qualsiasi altro argomento libroso, non esitare a scrivermi nei commenti qui sotto!

Alla prossima recensione! :)

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