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2017-12-04

COLLABORAZIONE: "Vita di paese" di Maria Caterina Basile

Recensione-Collaborazione
"VITA DI PAESE" di MARIA CATERINA BASILE
 
Ciao miei adorati lettori e bentornati nel mio blog!
Ci avviciniamo sempre più a Natale, ormai il conto alla rovescia è stato inserito...
Prima di immergermi ufficialmente nelle mie adorate letture natalizie, ho voluto concedermi di volare fino in Salento, in compagnia di un uomo di spessore e con cui discutere dei dilemmi esistenziali che affliggono ognuno di noi...e questa fantastica opportunità mi è stata data da Maria Caterina Basile, scrittrice di un libro edito dalla NullaDie Edizioni, che, affascinata dal mio angolo di paradiso che è Lamiavitasonoilibri, ha deciso di contattarmi per poter avere una recensione del suo manoscritto proprio da me!
Un grazie di cuore, dunque, alla scrittrice, che mi ha permesso di scoprire un capolavoro della letteratura italiana ultra contemporanea.
Oggi, quindi, sono qui per parlarvi della mia ultima lettura, un romanzo che narra di una vita, di una patria, di un mondo esteriore ed interiore: "Vita di paese" di Maria Caterina Basile.
 
LA COPERTINA

 
 
La copertina è molto particolare.
Il titolo richiama ciò che il protagonista, Damiano Pellegrino, ama e teme, rincorre e fugge da sempre: la vita di paese, in quella località marina situata nel Salento, Miraggio.
Ed è proprio ciò che questa rappresenta per l'uomo, un miraggio, prospettiva tanto allettante quanto ingannevole.
Quel paesino di mare non è solo un luogo, per Damiano simboleggia il passato e quella terra che l'ha visto nascere, compiere i primi passi e le prime marachelle, fino a divenire adolescente e a commettere alcuni sbagli dei quali si pentirà per il resto della sua esistenza e sono proprio questi all'età di appena diciotto anni a farlo emigrare, raggiungendo la Svizzera. Anche a miglia di distanza la sua patria non lo abbandona, costringendolo ad una lunga serie di giornate monotone e grigie, fino a che la stessa lo indirizzerà verso un nuovo inizio, la vita di paese, ancora lì pronta a riaccoglierlo a braccia aperte e a cullarlo tra le onde del suo mare.
La copertina ritrae il protagonista, con un bicchiere di vino in mano e, sbiadito, in netto secondo piano, il mare della sua terra natia.
La raffigurazione è cupa, triste e monocromatica, in quanto essa si puo' ritenere lo specchio dell'anima di Damiano, solamente le onde e gli scogli a malapena visibili donano speranza, la stessa che il lettore è chiamato a riporre nell'uomo in questione, per far si che egli raggiunga la catarsi...
Curiosi di conoscere l'anima di un trentacinquenne alle prese con la sua vita ormai priva di colori e significato e di aiutarlo in questa sua importante impresa? Non vi resta che acquistare "Vita di paese" e immergervi nelle sue pagine!
 
LA TRAMA
È possibile fare ritorno in una terra-miraggio, rimasta nell'attesa di un futuro che pare non compiersi mai e trovare finalmente se stessi? Damiano Pellegrino, trentacinquenne simbolo di una generazione in viaggio, ci prova, affrontando e vincendo una difficile sfida.
 
IL LIBRO
Titolo: "Vita di paese"
Autrice: Maria Caterina Basile
Pagine: 74
Prezzo: 10.00€, cartaceo
Genere: fiction
Scrittura: semplicemente sublime.
"Vita di paese", come d'altronde la sua scrittura, rappresentano per me una serendipità, ovvero una felice scoperta fatta per puro caso grazie alla scrittrice che quel giorno fortunato decise di contattarmi, parlandomi di questo suo manoscritto.
Maria Caterina Basile scrive di tutti noi, delle nostre anime, delle nostre afflizioni, delle nostre paure e gioie e lo fa attraverso una scrittura semplice, ma mai scontata, fresca e contemporanea.
Gli argomenti affrontati nel corso della vicenda sono molteplici, ognuno dei quali trattati in più maniere ed intervalli di tempo, ogni qualvolta la scrittrice si ritrova a parlare nuovamente di un argomento lo fa in modo diverso dal precedente, offrendo così al lettore svariati punti di vista e conferendo al protagonista spessore e margine di crescita.
Maria Caterina Basile narra, attraverso la voce di un uomo di trentacinque anni, non solo della vita di paese caratteristica dell'Italia meridionale, ma anche di come si arriva a vedere la vita raggiunta una determinata età e ci riesce alla perfezione, dando occasione anche ai lettori con anni diversi da quelli del protagonista di comprendere e analizzare la propria vita, che certamente non sarà la medesima di Damiano, ma che potrebbe eguagliarla in futuro.
 
LA RECENSIONE
"Vita di paese" è dedicato a tutti coloro che provengono da un paesino e se ne sono allontanati perché timorosi di venir schiacciati da esso, ma che in cuor loro desiderano farvi ritorno, se solo trovassero qualcosa che li spingesse a compiere il piccolo grande passo, quello decisivo.
Questo libro è consigliato a chi ha condotto o conduce una vita di paese e desidera trovare conforto e comprensione attraverso le pagine di un manoscritto.
"Vita di paese" è dedicato a tutti coloro che sono in viaggio per raggiungere finalmente la catarsi.
Questo manoscritto è consigliato a chi, ogni giorno, combatte coi propri demoni e ambisce a sconfiggerli o a divenirne amico.
"Vita di paese" è dedicato a tutti coloro che si sentono diversi, fuori posto, esattamente come il protagonista e che in sua compagnia comprenderanno che in realtà siamo tutti uguali e quindi accomunati dalla stesse afflizioni e gioie.
 
"Vita di paese" è ambientato nell'Italia meridionale, più precisamente nel Salento, nella località di mare di Miraggio.
Il protagonista è Damiano Pellegrino, un uomo di trentacinque anni, che si trova all'incrocio tra due strade: la prima, rappresentata dall'abbandono all'oblio e la seconda, dalla catarsi, dalla salvezza, dal ritorno a ciò che da sempre risiede nella sua anima, la sua terra natia, la Puglia.
 
<<Un giorno ci crediamo perfetti, un altro falliti.
Nel frattempo, dimentichiamo di rassomigliare gli uni agli altri.
Fiducia. Devo avere fiducia nei miei simili, ricordare che hanno i miei identici timori.
Devo mettere da parte l'odio che la paura genera.
La vita soffia, sbuffa, sospira.>>
Damiano è smarrito, come ognuno di noi anch'egli possiede un passato, che però non gli permette di vivere davvero, costringendolo a trascinarsi dietro i catenacci dei suoi numerosi rimpianti, non permettendogli di scegliersi l'esistenza che più ritiene degna per se stesso.
Quegli stessi limiti sono macigni sulle spalle, non gli danno modo di conoscere davvero se stesso. Damiano si trova alla deriva e nemmeno i tramonti che tanto adora ammirare gli recano brevi attimi di felicità. Solo il ricordo della sua patria lo fa sentire nelle vicinanze di un porto sicuro. La luce del faro è all'orizzonte, ma le strade per raggiungere il suo adorato e calmo mare sono infinite ed egli dovrà percorrerle tutte, una ad una.
 
<<Mi viene in mente che ne abbiamo passate davvero tante, ognuno di noi.
E mi viene in mente che tutti soffriamo, in un modo o nell'altro, le stesse paure, angosce, dolori: ciò che cambia è il modo in cui li esprimiamo.
Eppure siamo tutti accomunati dall'essere... vivi, appunto. E dall'inquietudine di non esserlo più da un giorno all'altro, di non essere più visibili, appunto.
Ci sentiamo in bilico.>>
Damiano riflette spesso su quanto l'umanità sia una sola massa compatta, caratterizzata però da qualche divergenza.
Per il protagonista vita è sinonimo di passato, vive ancora intrappolato nei ricordi di un'adolescenza non esattamente sinonimo di beatitudine e spensieratezza.
Il suo attaccamento a questa fase esistenziale è data dal fatto che è proprio qui che risiede l'uomo che è diventato e che crede di essere divenuto.
Prima del raggiungimento dei diciott'anni la sua vita aveva un ordine sommario e aveva tante di quelle illusioni da far invidia al sognatore più accanito. Poi, inesorabile, è giunta la tempesta alla quale non ha saputo trovare riparo, le illusioni sono svanite una ad una.
La sua anima ora è così pesante e carica di dolore da non riuscire più a emettere un sospiro. La tristezza, la sua.
Damiano vede i suoi giorni scorrergli davanti agli occhi ormai spenti, nella speranza che qualcosa muti o faccia ritorno, ma deve agire prima...niente tornerà come prima, semmai potrà essere migliore, se solo lui decidesse di seguire il suo cuore.
Un piccolo passo Damiano lo compie, torna nella terra natia, diciassette anni dopo esserne fuggito, solo in questo modo potrà sconfiggere l'ombra di chi era e di chi avrebbe voluto essere ma che non sarà mai e divenire finalmente l'uomo che è destinato ad essere.
 
Ed è così che Damiano decide di agire, partendo da dove tutto ha avuto inizio.
Egli deve abbandonare il passato, smettere di sognare il futuro ed essere come le onde che eternamente si infrangono sugli scogli.
L'inizio di un viaggio oltremare che porterà al raggiungimento della meta tanto ambita, rappresentata dall'accettazione del proprio io e dalla catarsi...
<<Dovevo smettere di pensare, smettere di aspettare che qualcuno bussasse alla porta della mia mente. Smettere di torturarmi e lasciarmi vivere. Smettere di camminare tra la folla fingendo di essere invisibile.
Era tempo di lasciare impronte sul terreno, una traccia tangibile del mio passaggio che mi facesse sentire vivo.>>
 
La vita di quel paese-miraggio sarà la mappa che guiderà Damiano e ogni lettore alla pace interiore e alla consapevolezza.
 
LA MIA OPINIONE
"Vita di paese" nella sua brevità di narrazione contiene un piccolo grande infinito.
Maria Caterina Basile è riuscita a raccontare esattamente quello che desiderava narrare attraverso 74 pagine, né troppe poche e nemmeno troppo numerose. Il numero perfetto, è proprio questo breve attimo eterno di storia a caratterizzare il romanzo e a lasciare poi la libertà a ciascun lettore di interpretare a suo modo ciò che ha letto e a farne tesoro come meglio crede.
Questo manoscritto si può quindi definire una sorta di guida alla vita, che permette di auto indirizzarsi verso la propria via, perché essa non si vede, ma è proprio lì ed è questo il compito della scrittrice, aprire gli occhi e il cuore a chiunque legga le sue parole.
 
Nel corso della narrazione ho sottolineato diverse frasi, assegnandogli un'importanza e un'interpretazione estremamente personale.
Il protagonista ha trentacinque anni e una vita alle spalle, io solamente diciotto e una vita ancora da inaugurare, questa diversità ha rappresentato un limite ed un'agevolazione al tempo stesso.
La mia età ancora acerba mi ha permesso di cominciare a comprendere prima del dovuto e al tempo stesso mi ha limitata durante la lettura, poiché alcuni argomenti non ho potuto interpretarli a mio modo, non avendo ancora vissuto molte delle cose che invece Damiano è stato chiamato ad affrontare.
Questa sorta di impossibilità ha conferito al manoscritto ancora più fascino, una bellezza misteriosa e da scoprire passo dopo passo, avanti negli anni.
"Vita di paese" è quel libro che se riletto più e più volte può portare al conferimento di nuovi volti e dimensioni.
Il manoscritto è quindi liberamente interpretabile, per la penna che l'ha scritto e il protagonista della vicenda assume un certo significato e per tutti i lettori altri ancora.
Non vi sarà mai un'interpretazione universale ed è proprio questo a rendere "Vita di paese" un libro con la L maiuscola, uno di quei manoscritti di cui non ci si potrà mai stancare e che si porterà sempre nel cuore.
 
"Vita di paese" racchiude, attraverso qualche strana e magnifica magia, un mondo, il nostro e ognuna delle nostre vite.
Maria Caterina Basile ha quindi creato un capolavoro difficilmente descrivibile oggettivamente.
 
Ho adorato ogni singola pagina e prova che il protagonista si trova ad affrontare durante la narrazione e lo ringrazio per avermi insegnato cosa significa combattere per vivere davvero.
 
Un grazie di cuore a Maria Caterina Basile, per avermi regalato la vita, la vita di un paese, quello rappresentato dai libri e dal loro incredibile potere di influenzare l'esistenza di chi li legge.
Così come Damiano, anche io ho raggiunto la catarsi interiore e solamente grazie alle parole di una scrittrice degna di nota e con un talento meraviglioso, quello di far sentire vivo il lettore.
Se esistono solo brevi attimi di felicità, Maria Caterina Basile me ne ha regalato uno immenso ed eterno, nel quale avrò modo di vivere ogni qualvolta che aprirò le pagine de "Vita di paese".
 
IL MIO GIUDIZIO
 
Quattro stelle e mezza perché sono consapevole che, magari, rileggendolo all'età di trentacinque anni, la stessa età del protagonista del libro e della scrittrice quando lo scrisse, capirò a pieno l'incredibile capolavoro che è "Vita di paese".
 
La recensione è giunta al termine.
Vi invito a condividerla dovunque e con chiunque vogliate.
Non dimenticate di iscrivervi come lettori fissi de Lamiavitasonoilibri.
Alla prossima recensione! (:
 

2017-06-17

Intervista a... FRANCESCO PIERUCCI

...Chiacchiere librose in compagnia di
Francesco Pierucci...
 
 
Ciao adorati amanti dei libri e bentornati nel mio blog!
Come sta procedendo il vostro mese di giugno? Il mio molto lentamente, fortunatamente, fra alternanza scuola e lavoro, letture, pomeriggi in piscina, recensioni e varie sorprese per voi.
Eh già, avete letto bene...delle sorprese.
Oggi, infatti, sono qui con un post diverso dal solito.
Vi ho incuriosito?
 
Ho deciso di portarvi un'intervista rivolta ad uno scrittore che Lamiavitasonoilibri vi ha fatto conoscere, per la prima volta, pochi giorni fa.
Sto parlando del solo e unico Francesco Pierucci!
 
Francesco Pierucci mi aveva contatta per recensire il suo ultimo nuovo romanzo, "Il passo in più" e dopo averlo letto, non ancora del tutto pronta a tagliare la corda, gli ho richiesto un'intervista, perché sentivo di avere delle domande da fargli e di voler intrattenere un ulteriore legame con l'autore del libro che è riuscito ad aggiudicarsi una parte importante del mio cuore.

Avete dato un'occhiata alla recensione de "Il passo in più" di Francesco Pierucci?
Se non l'avete fatto, rimediate subito cliccando qui:
Il passo in più.
Se invece avete letto l'articolo e sapete che libro fantastico sia "Il passo in più" e che scrittore speciale sia Francesco Pierucci, scorrete verso il basso e continuate a leggere, non ne rimarrete delusi.
 
Bando alle ciance, siete curiosi di sapere cos'ha da dirci Francesco Pierucci?
Iniziamo subito con le numerose domande da me poste e al quale lo scrittore ha risposto con garbo, sincerità, chiarezza e sentimento.
 
Ciao Francesco, grazie per aver accettato di essere intervistato per il blog Lamiavitasonoilibri.
Iniziamo con dei quesiti generici.
1. In che situazione, in quale luogo e in che parte della giornata ami scrivere i tuoi libri, generalmente?
"Non ho né un luogo, né un orario prestabiliti.
Tutto dipende dall'ispirazione.
Quando ho un'idea la devo scrivere subito, non importa dove o con chi sono."
 
2. Quando hai scritto, per la prima volta, qualcosa di tuo?
"Credo di aver iniziato a scrivere seriamente al liceo.
La prima cosa che ho scritto, se non sbaglio, era un thriller politico ambientato nella Roma antica.
La seconda cosa che ho scritto è il soggetto di Vita da Clown che trovi ne "Il passo in più"."

3. Da cosa nasce la tua passione per la lettura e scrittura? Preferisci leggere o scrivere?
"La mia passione per la scrittura nasce dalla passione per la lettura e viceversa.
Adoro perdermi nei meandri della fantasia sia da lettore che da scrittore."

4. Perché hai deciso di iniziare a scrivere?
"Credo di aver deciso quando ho iniziato a leggere i libri de Il battello a vapore. Sono stati i primi a farmi capire quanto fosse entusiasmante far entusiasmare un lettore."

5. Quando scrivi ti preoccupi del giudizio delle altre persone o questo rappresenta un problema secondario?
"Mi preoccupo soprattutto del giudizio di persone fidate tra parenti e amici.
Poi, ovvio, se una decina di lettori sconosciuti mi dice la stessa cosa, allora probabilmente sarà vera... ."

6. Oltre a scrivere leggi, quale genere narrativo prediligi? Libro/i e autore/i preferiti?
"Mi piacciono molto i gialli e la fantascienza.
Adoro la Christie e Dick, oltre che Carver."

7. Ci sono stati momenti in cui rischiavi di scrivere cose di cui avevi letto il un libro?
"Questo no. In realtà mi capita con le scene dei film.
Quasi tutto quello che ho scritto nel romanzo si rifa', consciamente o no, a inquadrature cinematografiche."

8. Quando scrivi ti concentri sulla fluidità del testo o questa caratteristica può passare in secondo piano, rispetto all'impatto che devono avere le parole?
"Per la prima stesura mi focalizzo sulla rilevanza delle parole scelte.
Una volta che vado a rileggere il romanzo mi occupo di sistemare eventuali mancanze di ritmo o pause."

9. Utilizzi trucchetti personali per far risultare alcune frasi o invece tendi a uniformare lo scritto, affinché sia una narrazione lineare e scorrevole?
"Mi piace molto scrivere frasi di una parola sola.
O sperimentare, come per alcuni capitoli de "Il passo in più", con le pagine bianche o i flussi di pensiero."

10. Hai qualche consiglio da dare a tutte quelle persone che hanno una storia da raccontare, qualcosa da dire o un messaggio da trasmettere?
"Gli direi di cercare e trovare la forma di comunicazione a loro più adatta: per me è stata la scrittura, ma potrebbe essere un film, una canzone, una poesia..."

Ora parliamo de "Il passo in più" (recensione qui), il tuo ultimo romanzo.

1. La prima domanda che sorge spontanea è: c'è dell'autobiografico nel tuo libro?
Se si, quanto?
"C’è molto di autobiografico nel libro. Non tanto nelle avventure strampalate del protagonista, quanto nelle sue riflessioni ed emozioni."

2. Quali sono state le difficoltà più grandi riscontrate durante la scrittura del tuo romanzo? Come le hai risolte?
"La difficoltà più grande che ho avuto è stata di voler scrivere un romanzo e di non avere idee. L’ho superata scrivendo di uno scrittore che non ha ispirazione per il suo romanzo."

3. Quanto hanno influito il tuo vissuto e la tua vita nella scrittura del tuo libro?
"Tantissimo. Non credo di riuscire a scrivere qualcosa che mi sia totalmente estraneo. Ci deve sempre essere qualcosa che mi rappresenti: la personalità, il modo di pensare, i sentimenti, ecc."

4. Perché fra tutti i titoli possibili hai scelto proprio "Il passo in più"?
"Per due motivi: il passo in più è sia quello che ho fatto da scrittore nello sperimentare il formato romanzo (il mio primo), sia quello del protagonista per ritrovare l’ispirazione.
Inoltre, il titolo è legato alla mia raccolta di racconti precedente, “Dieci piccoli passi”, che spero di farti leggere a breve…"

5. Per descrivere i personaggi del tuo romanzo ti sei riferito a qualcuno o è tutto frutto della tua fantasia?
"Sono quasi tutti presi da film che mi piacciono."

6. Se i personaggi sono ispirati alla realtà, a chi ti sei riferito e perché?
"I personaggi ispirati alla realtà sono pochi ma ci tengo molto.
Sono i miei genitori, il mio editore e la parmigiana di mia madre."

7. Se i personaggi sono fantastici, come dai vita a qualcuno che sostanzialmente non esiste?
"Prendo spunto dai film e inserisco un determinato personaggio in un contesto totalmente nuovo che ritengo interessante ai fini della narrazione."

8. Ogni singolo personaggio all'interno della narrazione credo sia una parte di te, quanta e quale parte?
"100%. Ognuno mi rappresenta in qualche modo e per un determinato aspetto della vita."

9. Cosa tiene legati fra di loro i vari personaggi?
"Credo l’involontario tentativo di sconquassare l’esistenza del protagonista."

10. Ambientazione e narrazione sono strettamente legati?
"Decisamente. L’ambientazione del libro è la metafora dell’ispirazione: si parte dal deserto per poi arrivare al verde rigoglioso.

11. Cosa ti ha dato l'ispirazione per la scrittura de "Il passo in più"?
"Credo 8e1/2 di Fellini."

12. C'è un collegamento particolare tra te ed il protagonista? Il protagonista sei tu?
"In parte sono io. Giustamente, come hai fatto notare nella recensione, il personaggio non ha un nome… ."

13. C'è un collegamento particolare fra te e tutti gli altri personaggi della narrazione? Quale?
"La voglia di dissacrare ogni singolo aspetto della vita."

DOMANDA - SPOILER
14. Una delle domande a cui tengo di più e che riguarda Charlie Cough.
Che ruolo ha all'interno della narrazione per te? Perché la scelta di farlo morire?
*Che crudeltà, era uno dei miei personaggi preferiti!*
Charlie è fondamentale per me, perché rappresenta la mia personalità più creativa e demenziale.
Ho scelto di farlo morire perché il protagonista doveva riuscire a cavarsela da solo per poter finire il suo viaggio interiore."

15. Da romanticona quale sono, non potevo non chiederti nulla della Ragazza con la Gonna Rossa. Esiste davvero? A cosa si deve la scelta della sua comparsa all'interno della narrazione?
"La Ragazza con la Gonna Rossa esiste ed è la cosa più bella che mi sia capitata. L’ho inserita nella narrazione perché rappresentava l’incarnazione della creatività."

16. Ogni singolo personaggio è stato fondamentale per la riuscita de "Il passo in più". Esattamente, che ruolo ha ciascuno di loro?
"Ogni personaggio aiuta il protagonista a capire che non ha bisogno di nessun aiuto."

17. Il prologo e l'epilogo sono pressoché uguali, come mai questa scelta?
"In realtà sono uguali solo in apparenza.
Volevo trasmettere al lettore una sensazione di circolarità che però potesse avere una sfumatura più complessa (c’è un motivo se prologo ed epilogo si chiamano “sé idem” e “sé ipse”)."

18. Hai in progetto di scrivere un sequel de "Il passo in più" o di scrivere altri romanzi?
"Qualcuno mi ha consigliato di scrivere uno spin-off su Charlie ma non so se sia il caso… Al momento ho un’idea per un romanzo che però devo ancora definire. So solo che si chiamerà “L’equilibrio del canguro”."

19. La tua frase preferita all'interno del libro? La tua scena preferita? Il tuo personaggio preferito?
"Domande difficili…Rispondo così, senza pensare: la mia frase preferita potrebbe essere “Il tempo, quando lotti con i demoni ancestrali della paura e dell’angoscia, perde valore. Lo spazio invece ne acquista”, la scena forse è quella con Anna la Pesciaiola, il personaggio sicuramente il buon Charlie."

Grazie Francesco per aver risposto alle mie domande e per averci tenuto compagnia, ancora tanti complimenti per il tuo nuovo romanzo!
Non vedo l'ora di leggere altri tuoi lavori!
"Vi ricordo che "Il passo in più" è ora acquistabile online e in libreria in versione cartacea.
Per maggiori info cliccare qui.
Alla prossima Francesco!
 
L'intervista è giunta al termine, vi invito a mettere un G+1 al post e di condividerlo dovunque e con chiunque vogliate.
E' possibile, inoltre, iscriversi come lettore fisso de Lamiavitasonoilibri, attraverso le varie modalità di iscrizione presenti a destra. Buona iscrizione!
 
Al prossimo post! (:

2017-06-15

COLLABORAZIONE: Recensione "Il passo in più" di Francesco Pierucci

..."IL PASSO IN PIU'" di FRANCESCO PIERUCCI...
 
 
Ciao adorati amanti dei libri e bentornati nel mio blog!
Cosa vi state domandando? Se per caso io sia stata rapita, io abbia avuto un blocco del lettore e un periodo difficile o se semplicemente io abbia deciso di abbandonare il mio piccolo angolo di paradiso rappresentato da Lamiavitasonoilibri?
Sono qua per rispondere ad ogni vostro quesito: a rapirmi è stata la mia monotona routine scolastica e le infinite pagine da studiare e ho avuto un leggero blocco del lettore (ero una di quelle lettrici fermamente convinte che non potesse esistere nulla del genere e invece...un incubo), ma quel che è passato è passato, potete tirare un sospiro di sollievo.
Le vacanze estive sono incominciate e sono più carica che mai a tenervi compagnia sotto l'ombrellone con le mie recensioni! E' una promessa!
Bando alle ciance, parlo sempre troppo, lo so...
Oggi sono qua, per la prima volta, con una recensione su richiesta.
I vostri occhi hanno letto bene, si, oggi Lamiavitasonoilibri si lancia ufficialmente in un nuovo progetto, che è in fase di preparazione da circa un mese e mezzo.
Era da un po' che mi sentivo scoraggiata e che mi domandavo come mai il mio piccolo blog letterario non attirasse l'attenzione di scrittori e/o case editrici, stavo per cadere in uno stato di depressione inevitabile, quando mi è arrivata una mail inaspettata da uno scrittore, interessato a farmi leggere il suo libro e ad avere una recensione da me scritta.
Quando quella richiesta è passata sotto il mio sguardo attento e sorpreso ho pianto, sorriso e urlato al tempo stesso, una delle gioie più grandi che Lamiavitasonoilibri potesse darmi.
 
Sono lieta di annunciare che sono qui per parlarvi della mia ultima lettura, si tratta di un romanzo dalle sfumature autobiografiche, che narra di un uomo che decide di compiere un viaggio con destinazione ignota.
Il libro in questione è "Il passo in più" di Francesco Pierucci.
 
LA COPERTINA
 
Il titolo, "Il passo in più", vuole comunicare al lettore e agli occhi di chi legge queste quattro parole, anche per sbaglio, di compiere quel piccolo passo in più, che seppur insignificante rispetto agli altri infiniti passi della nostra esistenza, potrebbe fare un'enorme differenza.
Perché sono i piccoli gesti ad essere grandi, importanti e decisivi.
La copertina è molto particolare e ritrae l'elemento chiave dell'intera narrazione: una macchina da scrivere, una Underwood Standard, a cui il protagonista è particolarmente legato, in quanto solo attraverso i tasti, l'inchiostro e il suono prodotto dalle letterine schiacciate furiosamente in preda all'ispirazione di quella macchina lo fanno sentire vivo e qualcuno e in quanto questa preziosa reliquia doveva appartenere ad una persona a lui cara e ora passata a miglior vita.
Sarà proprio la Underwood Standard a spingere il protagonista a compiere un viaggio che gli cambierà per sempre la vita, ma gliela cambierà in positivo o negativo?
Per scoprirlo non vi resta che correre ad acquistare il libro...
 
LA TRAMA
Dopo il successo del suo primo romanzo "Il passo in più", uno scrittore non riesce più a ritrovare l'ispirazione.
Decide così di partire per un disperato viaggio on the road con la sua fidata Underwood Standard in cerca della creatività perduta.
Durante il suo percorso a bordo della sua auto sgangherata incontrerà suo malgrado una serie di personaggi decisamente grotteschi tra cui uno sceneggiatore obeso, un falacrofobico con manie dio grandezza e una pescivendola napoletana senza scrupoli.
Tra fughe, risate, arresti e incidenti di ogni tipo, il protagonista vivrà un'avventura surreale dalle forti tinte cinematografiche che sarà difficile dimenticare.
 
IL LIBRO
Versione cartacea: 16.00€, 219 pagine.
Versione digitale: non disponibile.
Casa editrice: NullaDie.
Autore: Francesco Pierucci.
Narratore: interno, a parlare è il protagonista stesso, nonché lo stesso scrittore.
Capitoli: prologo, prima parte (28 capitoli), seconda parte (18 capitoli), epilogo.
Scrittura: più che corretta dal punto di vista grammaticale e sintattico.
Sono davvero pochi i libri di autori italiani degni di essere chiamati libri e questo è uno di quelli.
Francesco Pierucci è riuscito perfettamente a calarsi nei panni del suo personaggio, parlando a se stesso, narrando di se stesso, mettendo alla prova se stesso e incoraggiando se stesso a vivere davvero, a fare della sua vita una cosa solo sua e ci è riuscito con una facilità estrema, questo risulta dalla lettura.
Quella facilità estrema non oso immaginare quanto debba essere stata difficile da simulare, eppure se l'è cavata egregiamente.
Lo scrittore è riuscito a parlare di se stesso a se stesso, cosa di estrema difficoltà e nel frattempo ha parlato di ognuno di noi ad ognuno di noi, giro contorto di parole, ma non esiste modo più perfettamente imperfetto per descrivere questa particolarità presente nel romanzo, particolare che non sempre riesce ad uno scrittore e che non sempre si trova in un libro.
Francesco Pierucci ha imprigionato tra le pagine differenti modi di vivere, differenti esistenze, differenti ideali e valori, differenti avventure, sogni e azioni combinati assieme, realizzando un libro con la L maiuscola.
Ho apprezzato ogni singola parola, ogni singolo consiglio indiretto di cui il lettore ha modo di leggere durante la narrazione e ogni singola decisione presa dai vari personaggi presenti all'interno della vicenda.
Si tratta di una storia dai risvolti autobiografici e non al tempo stesso, infatti lo scrittore non ha dato un nome al protagonista e guarda caso il protagonista è identico filo e per segno a Francesco Pierucci, quindi è palese la sua identità, ma al tempo stesso, durante la lettura a diventare protagonista è il lettore stesso, che attraverso la finta misteriosità e identità nascosta del protagonista si cala nei suoi panni, vivendo un'autentica avventura degna di un film.
Gli argomenti trattati sono molteplici, dalle sfumature più leggere e ilari a quelle più pesanti e tetre, affrontati meravigliosamente.
"Il passo in più" è uno di quei pochi libri "made in Italy" che è riuscito a crearsi un posto nel mio cuore, l'ho letto lentamente, gustandomelo e mi sono ritrovata in ogni singola parola scritta da questo incredibile scrittore.
I miei complimenti.
 
LA RECENSIONE
"Il passo in più" è consigliato a chi desidera evadere e compiere un viaggio on the road con destinazione ignota, a chi sente il bisogno di dover ritrovare se stesso, a chi desidera trovare una risposta alla sua sofferenza e a chi ha deciso che d'ora in avanti soffrirà, perché la sofferenza alberga in ognuno di noi ed è impossibile evitare uno scontro con essa, ma non proverà più dolore, perché il dolore è la diretta conseguenza di uno scontro con la sofferenza e di una successiva sconfitta.
Questo libro è consigliato a chi desidera leggere di un'avventura insolita e di un libro a tratti autobiografico per il lettore e per lo scrittore in contemporanea.
"Il passo in più" è consigliato al lettore che desidera leggere di una storia che è tutto fuorché convenzionale e monotona.
"Il passo in più" è consigliato a chi vive, perché lo vuole.
 
Il protagonista è ignoto, agli occhi della maggior parte della critica risulta essere lo scrittore stesso, ad altri un personaggio astratto attraverso il quale il lettore diventa il primo personaggio della vicenda.
Del protagonista si sa solo che è un uomo, che è uno scrittore, che ha pubblicato una raccolta di racconti ed il suo primo romanzo e che sta attraversando un periodo di crisi, gli manca l'ispirazione necessaria per riuscire a narrare qualcosa e la sua Underwood Standard continua a supplicarlo di scrivere anche solo una parola di senso compiuto.
 
Il libro si apre con un prologo, in cui lo scrittore/protagonista parla di se stesso a se stesso, attraverso uno specchio, dandosi dei consigli utili alla sopravvivenza esistenziale per poi imparare a vivere davvero, perché lo si vuole, non perché si è costretti.
_Parlami di te, ti prego, perché di me non so parlare.
Narrami della vita trasparente di cui non sono a conoscenza, illuminami riguardo la morte oscura che ci attende, ma per favore non fare domande. Rispetta il mio silenzio. Non mi giudicare.
Abbandona per me l'onnipresente alone atarassico che occlude l'anima e rifugiati per una volta nel tepore dei raggi solari. Come si sta?
Raccontamelo.
Sobbarcati tutte le responsabilità, anche quelle che non ti appartengono e lascia che il loro peso insostenibile ti renda più forte. Non ti autocommiserare.
Agisci seguendo il cuore oppure la mente, ma agisci.
Liberami dai ricordi angusti. Offuscami la memoria. Amputa le mie futili insicurezze.
Scarnifica le mie recondite pulsioni dall'epidermide. Assassina brutalmente la mia insistente voglia di rinascita.
Vietati la castrante timidezza.
Istruisci il tuo subconscio affinché riconosca il suo Super-Io.
Concediti il mescalinico lusso di credere che un giorno tutto si risolverà.
Illuditi di avere ogni cosa sotto controllo. Impazzisci cercando di comprendere che cosa è cambiato in te nel corso degli anni e, solo quando ti senti pronto, ammetti che niente è mutato.
Obnubila la tua mente debole con miriadi di sogni irrealizzati, con vagonate di desideri inespressi, con strascichi d'inseparabili speranze e poi liberatene in un attimo, come se non fossero mai esistiti.
Impara dagli altri, ma soprattutto da te stesso.
Smetti di fare tutto quello che hai pensato di fare e inizia a fare ciò che non hai mai pensato.
Affronta l'inaffrontabile e vivi l'invivibile, credi all'incredibile.
Decidi liberamente se la catarsi rappresenta la fine o un nuovo inizio.
Non ti limitare a riflettere sulla vita, ma trovane un senso e fallo tuo._
 
 Dopo questo incontro tra anime, ha inizio la prima parte o di come il protagonista imboccò la retta via della catarsi creativa.
Il suo primo romanzo, "Il passo in più", nel quale il protagonista ha affrontato la sua vita senza filtri, ha suscitato un successo clamoroso e il suo editore Max Mixes non vede l'ora di poter avere tra le mani un altro suo capolavoro.
Questo l'inizio della fine.
I giorni si susseguono, identici e grigi, si ritrova a fare i conti con un passato che sembra così lontano, ma che in realtà ha appena lasciato dietro l'angolo.
Gli è sempre piaciuto scrivere, ma improvvisamente si è reso conto di non avere niente di cui parlare, nessuna situazione da esplorare, nessun messaggio da trasmettere.
E per un aspirante scrittore non esiste niente di peggio.
Il suo primo scritto fu una poesia scritta da piccolo, per una bimba di cui era profondamente innamorato, dopodiché iniziò a scrivere racconti, a immaginare un mondo diverso nel quale potersi rifugiare dalle paure, dalle tristezze, dalle sofferenze, dalla morte e dalla vita stessa e ora si ritrova qui, davanti alla sua fedele macchina da scrivere in cerca dell'ispirazione.
Forse ognuno dei suoi personaggi è lui ed ha deciso di sparire con loro.
Si sente inutile, vuoto. Non dorme più e non pensa più. Passa la sue giornate davanti ad uno specchio, incredulo di essere cambiato così tanto e di essere rimasto sempre lo stesso.
Fino a quando uno strano sogno con protagonisti tre dei suoi scrittori preferiti non gli regala il coraggio di compiere un viaggio on the road, per tornare a prendere pieno possesso di sé e della sua Musa, l'ispirazione.
E' forse vero che bisogna essere disperati per affrontare le paure più grandi? La disperazione è forse l'unica cosa che non gli manca.
 
Deserto. Solo deserto.
Ed è così che si sveglia una mattina nella sua macchina sgangherata, con l'intenzione di compiere un viaggio senza destinazione.
Questo viaggio sarà la sua rinascita, la sua scoperta o la sua fine?
 
Per l'infinito deserto, il protagonista conoscerà molteplici strambi personaggi: una pescivendola napoletana molto esuberante, che si fa chiamare Anna La Pesciaiola, un curioso sceneggiatore obeso di nome Charlie Cough, una prostituta di nome Cassidy, un meccanico pazzo che per riparare un vetro della sua macchina ricorrerà ad una bandiera dalle sembianze razziste e che porterà all'arresto del protagonista, all'ira di due poliziotti di nome Freeman e Jackson e alla conoscenza di due detenuti molto particolari di nome Jules e Jim, un posto paradisiaco che gli farà conoscere Ezra, un anziano affetto da cecità ma che vede meglio di chiunque vedente, un falacrofobico di nome McMurphy e che porterà il protagonista alla F.I.F.A, la Federazione Internazionale per Fobie Affrontabili, un drive-in che gli darà l'opportunità di passare una serata con la Ragazza con la Gonna Rossa e tantissime altre persone che cambieranno il protagonista irrimediabilmente.
 
Charlie Cough avrà un ruolo fondamentale all'interno della vicenda ed è grazie a lui se il protagonista ha viaggiato per giorni infiniti sulle strade del deserto con una destinazione ben precisa, che purtroppo segnerà anche il capolinea di quella fantastica avventura.
Il protagonista prima e dopo di Charlie non sarà più lo stesso.
Charlie è stato soggetto ad apoptosi e non esiste niente di peggio.
Ed è qua che ha inizio la seconda parte, o di come quella via forse non è più così retta.
 
_Ben presto persi il conto dei giorni, delle ore, dei secondi. Quanto mancava per arrivare a casa?
Sorrisi. Pensai a tutte le persone che avevo conosciuto durante il viaggio.
A cosa era servito quel viaggio?
Sentii bisogno di compagnia e allora accesi la radio.
...
Jim Morrison e i The Doors confermarono quello che sapevo già.
Il mio viaggio era ormai finito._
 
E' arrivato a casa.
Sta contando i passi che lo separano dalla porta.
Uno.
Due.
Tre.
Quattro.
Cinque.
Sei.
Sette.
Otto.
Nove.
Dieci.
Un passo in più.
Il viaggio è finito.
Un nuovo viaggio inizia.
 
Il protagonista avrà ritrovato l'ispirazione oppure molto più di un banale momento di creatività?
 
COMMENTO PERSONALE
Ed eccomi qui a scrivere la mia prima recensione su richiesta, ancora non realizzo...
Il blog è ormai prossimo a compiere due anni di vita e mi ricordo, come fosse ieri, del primissimo post pubblicato, sembra passato poco tempo e invece eccomi qui, a compiere un grande passo verso un'ulteriore espansione del blog.
 
"Il passo in più" per un passo fondamentale de Lamiavitasonoilibri.
 
Che dire? Non sono mai stata così ansiosa di pubblicare una recensione prima d'ora e normalmente sono molto ansiosa, quindi vi lascio immaginare lo stato d'ansia in cui mi trovo in questo momento.
 
Innanzitutto, sono onorata di essere stata contattata da Francesco Pierucci e del fatto che lui abbia trovato il mio blog uno fra i più adatti a poter recensire il suo romanzo.
 
"Il passo in più" è uno di quei libri molto difficili da descrivere, in quanto le emozioni che si provano durante la sua lettura sono molteplici, in contrasto fra loro ed estremamente soggettive.
Mi sono ritrovata in ogni singola parola scritta da Francesco e ho apprezzato ogni singola scelta lessicale per esprimere un concetto, un'idea, una situazione, una condizione, un'emozione, una vita.
Nel corso della lettura ho avuto modo di constatare che le frasi sottolineate e i capitoli stellinati sono moltissimi e ciò significa che il libro non solo mi è piaciuto, ma mi ha anche trasmesso qualcosa, mi ha fatta sentire compresa, non sola e soprattutto viva.
 
Il libro si basa sulla crisi creativa di uno scrittore e sul viaggio on the road che decide di compiere per trovare l'ispirazione utile per poter elaborare un altro scritto.
Personalmente adoro viaggiare e ho trovato questo viaggio on the road uno dei più belli ed avventurosi mai letti, vorrei tanto essere stata al posto del protagonista, ma non si può avere tutto dalla vita, no? In compenso, sono più che contenta di aver avuto modo di compiere questo viaggio itinerante e senza destinazione attraverso le parole di Francesco, leggerei il suo romanzo infinite volte senza mai stancarmene.
 
Durante la lettura ho pensato, pensato e pensato, ho guardato dentro me stessa (cosa che non capita spesso per mia scelta), ho scoperto nuovi lati di me che prima erano sconosciuti e nascosti, ho riflettuto, ho parlato a me stessa attraverso le parole dello scrittore, ho cercato di dare un senso alla vita e di farlo mio, mi sono emozionata, ho pianto, ho riso e sorriso, in poche parole ho vissuto come nella mia vita non succede tutti i giorni, purtroppo.
 
Ho amato ogni singolo personaggio incontrato durante la narrazione, in particolare Charlie, credo sia una delle colonne portanti dell'intera vicenda.
Senza di lui la narrazione non è stata più la stessa, ha subito una variazione ed evoluzione, Charlie è il sole che reca luce all'ombra da cui è perseguitato lo scrittore.
Charlie è stato anche il mio sole, ma Francesco me ne ha privato e chiederò sicuramente dei chiarimenti al riguardo, ahah.
Non si può giocare così coi sentimenti di una povera lettrice Francesco! Che crudeltà!
Meno male che posso andare a trovare Charlie ogni volta che voglio fra le pagine de "Il passo in più".
Un altro personaggio che mi ha rubato il cuore è la Ragazza con la Gonna Rossa.
I capitoli in cui lei era presente sono stati i miei preferiti, in quanto romanticona, ho avuto la giusta dose di zucchero e amore anche fra le pagine di questo libro.
Un'altra colonna portante dell'intera narrazione è stato il protagonista, l'ho venerato e lo venero tutt'ora, il fatto che ai miei occhi sia stato una persona anonima ha aiutato ad ascoltare le parole dello scrittore come se fossero state pensate per me, in questo modo il messaggio è arrivato forte e chiaro e dire di amare il protagonista equivale a dire che, quindi, amo anche un po' me stessa e non avrei mai pensato di dire una cosa del genere...eppure.
 
Che dire? Ho adorato ogni singolo capitolo, pagina, frase, parola e lettera di questo libro.
 
Francesco Pierucci è riuscito a regalarmi un libro che porterò per sempre nel cuore.
Francesco Pierucci mi ha donato emozioni positive in un mondo che ne concede ben poche.
Francesco Pierucci mi ha aiutata a cercarmi, scoprirmi e accettarmi, il che non è per niente facile, è riuscito in una colossale impresa.
 
Consiglio e stra consiglio questo libro ad ogni lettore.
 
Spero di non aver deluso Francesco con questa mia recensione, perché lui con me non l'ha fatto assolutamente e lo ringrazio ancora infinitamente per avermi fatto conoscere il suo capolavoro. Perché "Il passo in più" è assolutamente un capolavoro.
Ancora tanti complimenti allo scrittore e che dire? Aspetto un sequel!
 
E piccolo spoiler: a breve troverete una sorpresa qui, online, riguardante "Il passo in più" di Francesco Pierucci...non vi anticipo altro.
 
IL MIO GIUDIZIO
 
 
 
 
La recensione è giunta al termine.
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Alla prossima recensione! (: